Rinvenuti resti umani e vegetali, del corredo funerario e oggetti in legno intatti unici per quest’area archeologica
Straordinari reperti sepolti per secoli e secoli e oggi finalmente riportati alla luce grazie a un’importante operazione archeologica rinvenuta nel Pastificio Garofalo. Si tratta di una scoperta di eccezionale unicità, rilevanza e importanza per ricostruire e raccontare la storia passata del territorio. I ritrovamenti di vasi, tombe con resti umani e oggetti della quotidianità, rivelano come questo luogo strategico fosse, già all’epoca, un fondamentale crocevia umano e commerciale tra diversi mondi, aperto ai contatti dall’Oriente all’Occidente e teso lungo i corridoi che collegavano l’interno con la vicina Pompei, l’area di Nocera e la lontana Grecia.
Un tesoro che sta entusiasmando gli esperti anche per l’incredibile stato di conservazione dei reperti biologici e organici emersi dalla terra. Come anticipato dalla Dott.ssa Francesca Mermati (Funzionaria Archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e responsabile scientifica delle indagini), lo scavo ha regalato scoperte mai viste prima in queste zone: grazie a particolari condizioni di assenza di ossigeno nel sottosuolo, sono sopravvissuti materiali deperibili come legno e fibre vegetali e resti di persone che hanno messo alla luce le loro patologie e stile di vita. Un miracolo conservativo che promette di riscrivere parte della storia scientifica del territorio. I corredi funebri testimoniano che questo era un vero e proprio snodo commerciale di passaggio, con vasi e anfore provenienti da Corinto, dalla Grecia orientale e dall’Irpinia.
L’eccezionalità scientifica del sito risiede però nei dettagli più fragili, miracolosamente scampati al tempo. La Dott.ssa Francesca Mermati descrive così lo stupore del team di ricerca:
“Qui per la prima volta ho potuto vedere un piatto di legno. Sapevamo che esistessero, ma non ci era mai capitato di trovarne uno. Abbiamo visto i colori veri di cestelli vegetali e resti oggetti di tutti i giorni.”
Non solo oggetti, ma anche storie di vita vissuta. Grazie al lavoro degli antropologi sulle ossa ritrovate, la necropoli ha svelato i segreti più intimi della popolazione: dalle fratture per le cadute da cavallo dei più piccoli alla parodontite, fino alle disparità sociali. Molti bambini erano colpiti da rachitismo, tenuti al chiuso dentro casa per proteggerli, privati così della luce del sole e della vitale vitamina D.
Lo scavo, iniziato nel 2025 e conclusosi appena una settimana fa, rappresenta un modello virtuoso di archeologia preventiva, nato dalla necessità di valutare l’interesse pubblico del suolo prima di effettuare i lavori industriali del Pastificio Lucio Garofalo. Un successo di collaborazione che l’Arch. Paola Ricciardi (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli) rivendica con orgoglio:
“La scoperta nasce da vincoli regolatori. Quello che avete visto è la testimonianza dell’efficacia del rapporto tra pubblico e privato. Sarebbe un peccato non restituire tutto questo alla comunità.”
Ma dove andranno a finire questi eccezionali reperti? Su questo fronte si sta già accendendo il dibattito sul loro destino. Il sindaco di Gragnano Nello D’Auria, ci tiene moltissimo a mantenere sul territorio questi straordinari reperti e spinge con determinazione per una valorizzazione a forte trazione locale. Dal primo cittadino arrivano infatti proposte molto precise sulle sedi espositive comunali da poter sfruttare:
“La nostra storia può essere preservata grazie al progresso e agli investimenti privati. Questi reperti potremmo portarli a Villa Carmiano o al Museo della Pasta.”
Se l’amministrazione locale punta a farne un fiore all’occhiello per la propria comunità, sul tavolo restano aperte anche altre piste istituzionali. Tra le ipotesi si valutano infatti opzioni come il sito archeologico di Pompei o il Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” situato all’interno della Reggia di Quisisana.
Fermo restando che la scelta del luogo di collocazione richiederà tempo visto che gli scavi si sono conclusi da pochissimi giorni, si fa strada un’ipotesi di realizzare una mostra temporanea nell’immediato. Una soluzione ponte per consentire da subito al pubblico, ai cittadini e ai moltissimi appassionati di poter ammirare e toccare con gli occhi queste meraviglie uniche appena riemerse.










