Dopo la stagione di Giuseppe “Libero” Spagnuolo, l’uomo «unico, libero, abusivo e speciale» che ne fu custode e guida, si apre una nuova sfida per valorizzare uno dei luoghi più suggestivi della Campania.
Ci sono luoghi che il tempo non riesce a cancellare. Roscigno Vecchia è uno di questi. Le case abbandonate, i portali in pietra, la piazza, la fontana e la chiesa di San Nicola raccontano ancora oggi la storia di una comunità costretta, all’inizio del Novecento, a lasciare il proprio paese a causa del dissesto idrogeologico. Un borgo sospeso, rimasto quasi intatto e capace, proprio grazie al suo silenzio, di attirare negli anni visitatori da ogni parte d’Italia e dall’estero.
Ora quel patrimonio potrebbe entrare in una nuova fase della sua storia.
L’obiettivo è fare di Roscigno Vecchia un museo diffuso a cielo aperto e, contemporaneamente, un laboratorio permanente di sperimentazione culturale, mettendo al centro non soltanto la conservazione delle architetture, ma anche il rapporto tra il borgo e la comunità che lo custodisce.
È questo il senso dell’incontro operativo in programma domani, domenica 20 settembre, alle 11, nell’ambito di “Settembre al Borgo 2026”. In quell’occasione saranno presentati i contenuti di un accordo di prossima sottoscrizione tra la Soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino, il Comune e la Pro Loco Roscigno Vecchia.
All’appuntamento sarà presente la soprintendente Anna Onesti. Al tavolo siederanno inoltre rappresentanti del Comune, della Pro Loco, della parrocchia di San Nicola di Bari, della Banca Monte Pruno, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e dei Dipartimenti di Studi Umanistici e Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.
Un progetto che arriva dopo il tavolo tecnico dello scorso 16 giugno e che guarda a un modello di valorizzazione fondato sulla partecipazione.
L’ispirazione è quella della Convenzione di Faro e del Piano Olivetti per la Cultura, con l’idea di considerare il patrimonio non come qualcosa di immobile, ma come una risorsa capace di creare relazioni, conoscenza e nuove opportunità per il territorio.
Tra le ipotesi c’è anche la nascita di una “comunità patrimoniale”, nella quale cittadini, istituzioni, associazioni e realtà culturali possano condividere la responsabilità della tutela e della valorizzazione del borgo.
Una prospettiva particolarmente significativa per Roscigno Vecchia, che per oltre vent’anni ha avuto un custode molto particolare: Giuseppe Spagnuolo, conosciuto come “Libero”.
Dal 2001, dopo la morte di Dorina, era rimasto l’unico abitante del borgo. Viveva tra quelle case ormai vuote e accoglieva i visitatori, trasformandosi spontaneamente in guida, narratore e memoria vivente di un paese che rischiava di essere conosciuto soltanto attraverso le sue pietre.
La sua figura è diventata parte integrante del racconto turistico di Roscigno. Anche ècampania lo aveva raccontato come il custode d’eccezione di Roscigno Vecchia, ricordando la sua definizione di uomo «unico, libero, abusivo e speciale».
Spagnuolo è morto nel gennaio 2024, a 76 anni, lasciando un borgo senza più il suo ultimo abitante ma anche una storia impossibile da separare dal luogo che aveva scelto di non abbandonare. Per anni aveva accolto turisti e curiosi, raccontando aneddoti, aprendo porte e portoni e dando voce a quelle strade silenziose.
Adesso la sfida è diversa: fare in modo che Roscigno Vecchia continui a vivere senza necessariamente tornare ad essere un paese abitato.
Il suo fascino sta proprio nella capacità di conservare le tracce di una comunità scomparsa, ma il rischio, per luoghi così fragili, è quello di trasformare l’abbandono in semplice attrazione turistica. Il progetto annunciato punta invece a costruire intorno al borgo una rete culturale e territoriale, capace di coinvolgere chi vive a Roscigno e chi arriva per scoprirla.
Roscigno Vecchia può così diventare una delle porte più originali attraverso cui conoscere il Cilento degli Alburni: non soltanto un luogo da fotografare, ma un patrimonio da attraversare, ascoltare e comprendere.
Dopo la voce solitaria di “Libero”, potrebbe essere dunque la comunità a raccogliere il testimone.
E a fare di quello che per decenni è stato raccontato come un borgo fantasma un luogo ancora capace di generare cultura, turismo e futuro.









