
L’esposizione fino al 15 maggio 2024 negli spazi di via Duomo a Napoli
Fino al 15 maggio 2024 sarà possibile visitare, all’interno del Tesoro di San Gennaro, una interessante mostra che mette a confronto i due collari devozionali di San Gennaro tempestati di pietre preziose con quello di un altro compatrono di Napoli, il cui culto è altrettanto forte: San Vincenzo Ferreri, il Monacone come viene affettuosamente chiamato dagli abitanti del Quartiere Sanità.
Oltre la famosa Mitra di Matteo Treglia, realizzata nel 1713 con 3692 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini, attira ogni anno migliaia di visitatori il Collare di San Gennaro. Sappiamo dai documenti storici che nel 1679 l’orafo Michele Dato realizzò infatti un collare a maglie flessibile con diamanti, smeraldi e rubini che andava ad adagiarsi sul collo del busto reliquiario del cranio del Santo, eseguito nel 1305 da tre orafi francesi su commissione di Carlo II d’Angiò. Col tempo la Deputazione decise di fare aggiungere preziosi giunti in dono da re, regine e nobili fino a diventare il prodotto preziosissimo di oreficeria che oggi conosciamo. Vennero inseriti, tra i tanti, il gioiello di rubini e diamanti donato da Carlo di Borbone nel 1734, la croce di diamanti di sua moglie Maria Amalia di Sassonia nel 1738, la croce di zaffiri e diamanti donata da Maria Carolina d’Austria nel 1775, la croce di smeraldi e brillanti di Giuseppe Bonaparte e la ciappa di zaffiri e diamanti di Francesco I, regalate entrambe nel 1806.

Affianco il collare che veniva messo sul busto durante le solennità, c’era anche un altro gioiello che San Gennaro indossava nei giorni feriali, il collare Spera, che prende il nome dalla donazione di preziosi che nel 1704 fece il nobile Francesco Spera. Ebbe poi l’idea di fare montare tutti questi gioielli insieme e di creare quindi una ulteriore collana. È principalmente costituita da perle, montate su placche ovali, che culminano con un piccolo crocefisso. Sono presenti anche anelli di smeraldi e turchesi, orecchini e spille. Gli Spera, molto devoti a San Gennaro, donarono anche un crocefisso in argento ornaro di coralli, per l’occasione esposto vicino la collana.

Mentre questi due preziosi prodotti di oreficeria sono espressione della religiosità dei nobili, che mostravano la propria ricchezza donando gemme costosissime, esiste una terza collana nata dalla devozione dal basso, del popolo e donata a San Vincenzo. Nel 1583 la comunità domenicana della Sanità ottenne il permesso di creare una congregazione indipendente che promuoveva austerità, morigeratezza, povertà, vita comune, studio e lavoro. Alla riforma aderì anche la Chiesa di San Spirito di Palazzo e da lì arrivò nella Chiesa di Santa Maria della Sanità una statua lignea di San Vincenzo Ferrer, santo di origine valenziana ma il cui culto era molto sentito. Il popolo cominciò a donare modesto gioielli, bracciali, orecchini, ciondoli, colpisce anche la presenza di numerosissimi orologi da taschino, che erano tutti esposti sciolti nello scarabattolo del Santo ma che vennero poi montati insieme a formare un collare dopo il 1860. È sicuramente qualcosa di lontano dall’alta oreficeria degli altri due collari, ma è però la testimonianza di un fervente e viva fede che muoveva le persone semplici, che si privarono di quel poco di oro che avevano, spesso ricevuto in eredità o in dote per le nozze, per donarlo al Santo per impetrare la grazia.

Presso il book shop del Tesoro di San Gennaro è possibile acquistare il catalogo della mostra, a cura di Laura Giusti, con le introduzioni di Riccardo Carafa d’Andria, Vice Presidente della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro e di Monsignor Vincenzo De Gregorio, Abate Prelato della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.
L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del Museo del Tesoro di San Gennaro