Bacoli: dal mare di Miliscola alla street art di Jorit

Sibilla la sacerdotessa, emerge dal buio con occhi ammalianti e graffi in volto

Chiudete gli occhi, provate a rilassarvi. Qual è la prima immagine che visualizzate? Il mare con il suo moto perpetuo di onde che si infrangono a riva. E lo sapete perché? Perché un bambino, quando vede il mare per la prima volta, riceve un imprinting e quel primo mare di sabbia e salsedine non lo dimentica più: diventa luogo del cuore.

Il mio luogo del cuore si chiama Miliscola (Militum schola) dove c’era la scuola militare dell’impero romano. È una frazione di Bacoli (antica Bauli romana) già luogo di villeggiatura in epoca antica. Qui era stanziata la flotta militare guidata dal “vecchio Plinio“. Oggi ci sono altre flotte di turisti e vacanzieri che hanno conquistato quelle spiagge fatte di memoria e ombrelloni.

Bacoli

Quando arrivi alla spiaggia di Miliscola sei circondato: da un lato il faro di Miseno, dall’altro Monte di Procida, di fronte le isole flegree. Tutto è terra e tutto è mare. All’orizzonte i lenti traghetti che hanno lo stesso colore del mare. Sembrano abili funamboli che camminano sul filo sottile dell’orizzonte. L’orizzonte è sempre una linea. Il loro costante passaggio fa da quinta scenografica a quelle spiagge che offrono alcuni dei loro spazi alle forze militari, esercito, aeronautica, marina militare. Che cosa curiosa. La storia si ripete ancora dopo 2000 anni con questi avanposti di controllo. Milizie furono, milizie sono.

Miliscola
Miliscola

Chiunque vada a fare un bagno in questo luogo fa poi una tappa obbligatoria nella grande Villa Comunale di Bacoli che d’inverno si veste di luminarie, d’estate si copre di ombra e profuma di granite e gelati. L’acqua adesso si è rimpicciolita, da mare è diventata lago. È il lago di Miseno che porta il nome di quel trombettiere al seguito di Enea che qui morì e qui fu sepolto. Quando lo guardi quel lago senti affiorare una voce trasportata da vento e foglie. È una voce femminile, è la voce della Sibilla, sacerdotessa di Apollo. È uscita dal suo buio e profondo antro e ora emerge da queste acque che bagnano pareti di edifici. L’ha fatta uscire con amore dalla sua casa di Cuma lo street artist napoletano Jorit: lui ha visto i suoi occhi ammalianti, ha graffiato il suo volto e l’ha resa regina di questa terra.

Il murales di Jorit

Come un novello Apollo le ha donato giovinezza eterna. Emerge o si inabissa? A noi stavolta il complicato responso, o meglio a chi saprà sentire in questi luoghi la sua storia e salvarne la memoria. Saremo capaci di prendere per mano la bella sacerdotessa, proprio come Jorit e riconciliarla con Enea che qui ancora piange il suo amico Miseno? La faremo emergere, non potrà più inabissarsi nelle acque dell’oblio. Non sbagliava “Sibilla”, lei lo ripeteva: “ibis redibis…” ed infatti, siamo andati e siamo tornati. Siamo emersi e, con noi, il nostro passato.

Bacoli! 🔊@LAFAMIGLIA

Posted by Jorit on Thursday, April 30, 2020
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