“Che follia” il Social Bazar nel cuore del centro storico di Napoli

Un luogo di condivisione ed inclusione che da voce a chi spesso non ne ha

Social! Parola ultra moderna, very cool, ultra abusata, sintesi perfetta di un mondo spesso ipocrita che va in fretta e corre tanto veloce da lasciare indietro “gli altri”.

A Napoli, nel cuore del centro storico, questa parola, ormai svuotata del suo reale significato, si affianca invece ad un sostantivo dal sapore orientale “Bazar” e forma la carta di identità di un piccolo negozio, il “Che follia Social Bazar”. Si trova al n. 308 di Via dei Tribunali, è luogo di accoglienza che “attende” chi resta indietro offrendo loro uno spazio dove poter esprimersi. Da queste vetrine ecco riabilitata a pieno titolo la parola Social.

Virginia Capuano è l’operation manager di questa meraviglia, un luogo di condivisione ed inclusione gestito dalla Cooperativa ERA e dal Gruppo di Imprese Sociali Gesco, che si occupa di riabilitazione psichiatrica, di minori e dipendenze.

“Questa realtà – ci spiega con entusiasmo Virginia – esisteva già da tempo, ma il negozio è stato inaugurato ufficialmente nel 2015. Il nostro obiettivo è quello di offrire un mercato vero e proprio alla produzione di quanto realizzato da progetti finalizzati ad un reinserimento sociale di coloro che vivono in condizioni di marginalità. Qui ci sono prodotti che vengono, ad esempio, da centri antiviolenza o da carceri. Ne è un esempio la casa circondariale femminile di Pozzuoli dove esiste una torrefazione. Qualche anno fa qui – continua – grazie al lavoro delle detenute, è stato prodotto un caffè, il caffè delle Lazzarelle, divenuto oggi un marchio di qualità che produce anche altri prodotti buonissimi come tisane e biscotti. Grazie a questa attività, a molte donne viene offerta la possibilità anche di lavorare dopo aver scontato la propria pena”.

Quando si attraversa via Tribunali fagocitati da odori e rumori di ogni tipo e si giunge nei pressi di questo negozietto, è lui a fagocitarti. Si viene attratti, come calamite, da una grande energia sprigionata da oggetti originale, vivaci e coloratissimi. “Il Che follia social bazar – spiega Virginia sempre nell’ambito della collaborazione con realtà più disagiate, ha realizzato da tempo un proprio marchio, è il VulcanicaMente by che follia, il cui simbolo, non a caso, è proprio il Vesuvio in eruzione. È nato in collaborazione con “Everything lab”, un laboratorio di Casal di Principe sorto in un bene confiscato alla camorra che fa capo a una Associazione “La forza del silenzio” che si occupa di ragazzi affetti da autismo”.


Tra i vari laboratori qui c’è anche una stamperia. Fiore all’occhiello sono oggi le tante T- Shirt e shopping bag su cui vengono stampate (e tradotte in italiano!) frasi o detti in dialetto napoletano che riscuotono enorme successo anche presso turisti stranieri. Le più vendute sono gli evergreen: “Mannaggia Bubba’ e “Ogni scarrafone è bello a mamma soja”.

La grande mission di Che follia Social Bazar è quella di raccontare la cultura napoletana, promuoverla, divulgarla, dando voce a chi spesso voce non ne ha a causa di disturbi o disagi importanti; qui c’è uno spazio infinito per cuore e creatività.

Questo negozio è un’ esplosione di idee e gioia che parla napoletano e lo fa utilizzando un linguaggio universale, il linguaggio del cuore.

Dettagli
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    Via dei Tribunali 308, Napoli
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