Due nuove opere di Jago nel Complesso di Sant’Anna dei Lombardi

Un cuore e un braccio: Muscolo Minerale e Reliquia

Un cuore ed un braccio: due parti anatomiche molto speciali e dal valore simbolico sono state scelte da Jacopo Cardillo, in arte Jago, uno dei più affermati scultori contemporanei, per omaggiare il Complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi. Le due opere si innestano alla perfezione nel già grande e ricco apparato decorativo di una delle chiese più belle di Napoli.

All’interno della Cappella Piccolomini Jago ha sistemato “Muscolo Minerale”. Il grande cuore di pietra è circondato da una cornice e sembra quasi che stia per battere, se lo si osserva pare che si possa percepire una vibrazione del muscolo. L’opera è di un realismo incredibile ed è senza dubbio un valore aggiunto a questa meravigliosa cappella, un capolavoro del Rinascimento che ospita le spoglie di Maria d’Aragona, figlia di Re Ferdinando I e moglie di Antonio Piccolomini, duca di Amalfi.

Jago è un artista schivo, non ama i riflettori e preferisce che siano le opere a parlare per lui. La scelta del cuore infatti non è casuale: benché viva tra l’Europa e l’America e i suoi lavori siano apprezzati in tutto il mondo, lui è rimasto quel ragazzo semplice e di cuore. Ha una parola gentile per tutti e ha, è il caso di dirlo, a cuore le nuove generazioni, che vorrebbe educare all’amore per la bellezza. È per questo che ha accettato di prendere la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel Borgo dei Vergini, e farne il suo laboratorio, sempre aperto a chiunque voglia vederlo creare bellezza dalle sue mani.

È infatti un braccio l’altra scultura, sistemata nella Sagrestia affrescata da Giorgio Vasari nel 1545. Il titolo è particolare e non è stato scelto a caso: “Reliquia”. Le reliquie sono pezzi di ossa di santi e martiri che vengono esposti alla pubblica venerazione dei fedeli. Il braccio di Jago, se si pensa bene, non è altro che la parte del corpo più importante per l’artista: dalle mani parte la magia che permette di creare i capolavori. In realtà dietro c’è anche un ricordo intimo e personale di Jago, legato alla sua infanzia: sin da giovane sentiva che l’arte era la sua strada e la sua vocazione, ma non c’erano grandi mezzi. Così una delle sue prime opere di una piccola mano ricavata da un sasso. Oggi quel ragazzo è cresciuto, è un artista internazionale, ma nel cuore è ancora quel giovane che cercava la bellezza e voleva cambiare in meglio il mondo. E ci è riuscito. 

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