Il turismo inclusivo di Napoli Urban Jungle

Lia e Gianni: “Proponiamo passeggiate consapevoli attraverso itinerari urbani nelle perfierie”

Lia e Gianni sono due amici accomunati da una forte passione: la scoperta delle periferie di Napoli, quelle un po’ fuori dai circuiti e tour turistici tradizionali. Il loro obiettivo è quello di accendere i riflettori sull’intero territorio, che vuole mettere radici ovunque, sposandosi dal generale al particolare e viceversa. Che sia autenticamente inclusivo.

Da qui la volontà di fondare Napoli Urban Jungle che, come la stessa Lia ci spiega “propone passeggiate consapevoli attraverso itinerari urbani e non, getta lo sguardo oltre il degrado delle periferie rivalutando quelle realtà urbanistiche da sempre considerate marginali. Siamo appassionati di architettura moderna e contemporanea, ma soprattutto abbiamo a cuore i problemi del tessuto sociale che riguardano le scelte urbanistiche del territorio”.

Lia, originaria di Napoli, quartiere Arenella, comincia a raccontarci della loro avventura: “Il nostro progetto professionale nasce in piena pandemia, ma il Covid ci ha agevolati in un certo senso, perché ha messo in evidenza i problemi di quella ‘turistificazione’ della quale noi stessi vivevamo. Abbiamo seguito il nostro cuore e quella che per tutti è stata una lunga pausa, ci ha concesso il tempo di comprendere meglio su quali concetti puntare”.

Le due guide turistiche ci raccontano nei minimi dettagli quali sono le loro intenzioni. Un progetto che punta a rispondere ad una forte esigenza: quella sociale.

“Crediamo sia necessario dedicarsi ad un turismo sostenibile, ma non nell’accezione generica del termine – ovvero green –  ma sostenibile per la città, per le persone che vi abitano, per le periferie. Quanto ci costa e ci è costato saturare il centro storico di Napoli, non sarebbe forse meglio spalmare il turismo e creare meno danni? È arrivato il momento placare il turismo di massa” – ci spiega Lia.

Napoli Urban Jungle, punta a raccontare e far conoscere quartieri come Scampia e Ponticelli, ma anche Bagnoli e il Centro Direzionale, insomma fuori dai circuiti turistici classici.

“Stiamo facendo uno sforzo enorme perché c’è troppo pregiudizio sulla periferia, non è nostra intenzione mostrare alle persone le problematicità di questi luoghi, piuttosto portare i turisti alla scoperta di certe zone. Scampia ha una fermata della metropolitana bellissima, ma nessuno lo sa. Perché non visitare, ad esempio, il Parco Colto Maltese? Questo vuol dire per noi turismo consapevole”.

Per Lia “deve esserci una continuità tra la riqualificazione di una zona e la sua rigenerazione. Ben vengano i Murales, ma non bastano. Noi guide turistiche, dobbiamo contribuire alla rigenerazione delle periferie, partendo dalle classi sociali”.

Il lavoro di Lia e Gianni non si concentra unicamente sulle visite guidate, ma promuove e abbraccia anche le altre arti, quelle che a loro volta puntano i riflettori sulle zone periferiche, perché tutti possono portare ad una conoscenza approfondita dei territori.

Napoli Urban Jungle è un progetto che si veste di una grafica pensata e ragionata, riprende la cartellonistica stradale, per dare un senso di familiarità. Il logo scelto rimanda a quel cartellone verde che tutti conosciamo e che non è mai cambiato, quello della tangenziale, che collega la città con le periferie. Non è forse vero che camminano insieme e parallelamente? Sono figlie della stessa città.

“Questi tour hanno come obiettivo quello di cambiare la mentalità delle persone: se le periferie versano in queste condizioni la responsabilità è anche nostra che non ci mettiamo piede e non vogliano sentirne parlare”.

Lia e Gianni hanno appena cominciato, la strada è lunga, ma ogni percorso inizia con un primo passo.

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