L’universo dei Gladiatori al Museo archeologico di Napoli

Un allestimento moderno, dinamico, in pieno dialogo e sintonia con il luogo

Reziari, mirmilloni, traci, secutor, provocatores, sono solo alcuni dei protagonisti della tanto agognata mostra Gladiatori al Museo archeologico nazionale di Napoli. Riaprono le porte dei musei ed eccoci finalmente nella Sala della Meridiana, teatro d’eccezione per un appuntamento con l’arte antica che il MANN ci aveva fatto annusare, pregustare attraverso comunicati, immagini e approfondimenti sulle pagine social.

Un allestimento moderno, dinamico, in pieno dialogo e sintonia con il luogo – e che luogo! –. I protagonisti, ça va sans dire, sono loro: i gladiatori, seducenti figure dell’antica Roma tornate a essere eroi contemporanei e popolarizzate dall’arcinota e omonima pellicola di Ridley Scott. ‘Tornate a essere’, appunto, perché già tra II e IV secolo d.C. l’enorme popolarità degli spettacoli dei gladiatori li rese un’icona mitica in tutta Europa, come comprovato dalle numerose statue, affreschi, oggetti di uso quotidiano e persino pavimenti mosaicati (come quello di Augusta Raurica di quasi 6 metri per 10) che ne celebravano l’immagine.

Oltre ovviamente al sangue, alla violenza e all’efferatezza, attraverso centosessanta reperti la mostra indaga con precisione ogni aspetto del loro mondo, il loro quotidiano, l’abbigliamento, i differenti tipi d’armamentario, la caccia con gli animali, e finanche la loro alimentazione, suscitando nel visitatore la curiosità e il desiderio di rivivere quelle stesse ambientazioni nelle decine di arene e anfiteatri romani esistenti in Campania, molti dei quali troppo poco valorizzati. Non prima, però, di aver visitato la sezione Gladiatorimania nel Braccio Nuovo del museo, dove i temi della mostra sono ripercorsi in chiave didattica ed educativa, con un occhio di riguardo per i giovanissimi.

Una riapertura incoraggiante, insomma, una boccata d’aria fresca in mesi di grande buio per l’arte e la cultura. E uscendo dalla Sala della Meridiana, la citazione a questo punto è d’obbligo: «ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità». Al MANN pare l’abbiano compreso da tempo. 

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