La storia “politica” di Piazza Dante

Dai Borbone all’Unità d’Italia, solamente il sommo poeta riuscì a darle pace

Piazza Dante a Napoli è il nodo tra la storica Port’Alba e la più moderna via Toledo. E’ tra i luoghi di Napoli che più ha rappresentato cambiamenti politici della città.

Pur essendo fuori dalle mura cittadine la sua vicinanza a Port’Alba l’ha sempre resa una delle zone più vive di Napoli, era infatti sede del mercato ed era perciò chiamata Largo del Mercatello.

Nel XVIII secolo era una piazza sempre confusionaria, un po’ spoglia e caratterizzata solo dalla fontana che commemorava l’ingresso in città del re Carlo di Borbone.

Nel 1757 Luigi Vanvitelli progettò la prima riorganizzazione della piazza con una struttura ad emiciclo circondata da un peristilio di colonne doriche. Largo Mercatello cambiò nome in Foro Carolino e al centro fu posta una statua equestre del re Carlo di Borbone. Durante i moti rivoluzionari del 1799 e la conseguente fuga dei re borbonici in Sicilia, i rivoltosi distrussero la statua in segno di caduta della monarchia.

Quando i sovrani tornarono la regina Maria Carolina giustiziò tutti i rivoluzionari, inclusi i distruttori della statua; commissionò allora una nuova statua del re Carlo a Carlo Vanvitelli, figlio del famoso architetto. Nel 1803 anche questa statua fu distrutta dai rivoltosi. Al suo posto Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie per volere di Napoleone, volle una statua del monarca francese e rinominò la piazza Largo Mercatello.

Negli stessi anni la sede del Real Collegio di Musica venne data in concessione ai gesuiti che ne realizzarono un convitto, conosciuto come Convitto Nazionale Vittorio Emanuele caratterizza tutt’oggi la piazza. Il 7 settembre del 1860 Garibaldi entrò trionfante a Napoli ed una folla esultate lo acclamò nel Palazzo Doria d’Angri. A questo punto la storia della piazza non è più legata ad un re ma ad un poeta.

Dall’entusiasmo nato dall’Unità d’Italia nel paese si iniziarono ad innalzare statue agli eroi del nuovo regno. Questa volta non bastava dedicare una statua al re o ad un condottiero, bisognava valorizzare anche personaggi che potessero essere un esempio per tutto il paese e che fossero stati “italiani prima che l’Italia nascesse”, chi meglio di Dante? Il poeta che già nel Medioevo sognava l’unità del Paese?

Luigi Settembrini fu il promotore della statua a Dante e per essa fondò nel 1862 la Società Dantesca. A causa della difficoltà di raccogliere i fondi l’opera fu conclusa solo il 10 maggio del 1871, grazie sopratutto all’intervento del sindaco Paolo Emilio Imbriani. Vi lavorarono gli scultori Tito Angiolini e Tommaso Solari, artisti di impianto neoclassico, con gli architetti Gherardo Rega e Napoleone Tetamazzi. Eppure quando l’opera fu collocata in piazza il 14 maggio non si potè dire conclusa. Infatti mancava l’epigrafe sottostante che fu realizzata solo nel 1929, nel pieno del clima fascista, e con l’obbiettivo, ancora una volta, di dare un’impronta politica alla piazza.

Dopo tanti anni solo il sommo poeta è riuscito a dar pace a questa piazza che per turisti, studiosi e lavoratori è ormai un passaggio obbligatorio.

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