Libri. “L’Isola Piccola” racconta emozioni tra cielo e mare

Gli scatti di Gian Luca Costagliola e le storie di alcuni amici isolani

Una stretta al cuore quando vado via e un profondo senso di quiete quando i piedi toccano terra. È ciò che avverto ogni anno, quando ritorno puntale a Procida, sensazioni viscerali e potenti, le stesse che ho percepito, con mio enorme stupore, leggendo “L’Isola Piccola” di Gian Luca Costagliola.

Il libro, edito Fioranna Edizioni, in un formato tascabile a dir poco magnifico, è un lavoro corale, che vuole raccontare le emozioni tra cielo e mare attraverso gli scatti dell’autore (nikonista!) e gli scritti di alcuni amici isolani.

Sapevo quanto potenza potesse avere un’immagine, anche io amo molto la fotografia, ma non immaginavo il forte potere evocativo che potesse avere la stessa, se associata ad un ricordo o ad una storia. Perché è di questo che si tratta, di sentimenti intimi riportati su carta, uno su tutti, quello della nostalgia. Di attese amorevoli, di partenze consuete, di amori dolorosi, di infanzie felici. E di scelte.

Quanto le parole si sposino bene con le istantanee, è a dire poco incredibile. Gabbiani, sorrisi, corde, numeri civici, tramonti, casolari antichi, fiori, in questo vasto scenario d’amore, il blu predomina incontrastato. Tutte le voci che hanno contribuito a questo bellissimo progetto e tutte le istantanee riportate nel libro, hanno un comune denominatore, il mare.

Certo, penserete sia piuttosto logico, trattandosi di un’isola. Effettivamente è così, eppure non si capisce mai fino infondo in che in maniera e in che misura, tutto può “dipendere dal mare” e queste pagine intrise di anime sognanti, me lo hanno ricordato. Che bella lettura!

Il pallone colpito troppo forte rotolò verso il mare e, spinto dal vento, finì in acqua, lontano dalla riva.
La corrente e la direzione del vento completarono l’opera, portandolo al largo.
E i giocatori con lo sguardo perso nel blu a un certo punto
videro quel pallone salire e scendere sulla linea dell’orizzonte.
La partita, sospesa per mancanza di materia prima, la continuarono i delfini.
D’altronde nell’isola di Arturo tutto dipende dal mare, anche il calcio

Giovanni Iovine
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