Libri. Perduti nei Quartieri Spagnoli

Heddi e Pietro, una storia di radici, passione e nostalgia

Heddi è il nome della protagonista, Heddi è il nome dell’ autrice del romanzo “Perduti nei Quartieri Spagnoli“, edito Giunti. Vive qui la giovane studentessa in glottologia, in Via De Deo 33, in una Napoli brulicante che “non dorme mai veramente”.

Studia all’Istituto Universitario Orientale dove, a differenza di altri compagni scapestrati e fuoricorso, consegue brillantemente la laurea. Con questo gruppo di studenti fuorisede ama riunirsi in stretti e pericolanti appartamenti, trascorrendo le ore tra caffè, sigarette, chiacchiere, cibo e bevande. È qui che incontrerà Pietro, uno studente di geologia della provincia di Avellino. Pietro conosce la terra, parla di vulcani, ha occhi profondi ed è riservato.

Heddi racconta il loro incontro, la loro storia, la loro passione, ma analizza con lucidità le loro differenze ed i loro mondi così lontani: lei studentessa americana, lui di famiglia contadina. La relazione comincia ad incrinarsi quando affiorano le proprie radici e subentra il senso di responsabilità e la rassegnata accettazione di un futuro che sembra già scritto. Il legame profondo tra i due giovani divenuti inseparabili, raccontato attraverso il ricordo, diventa “separazione” attraverso le parole comunicate con nostalgiche mails. La distanza è insormontabile. Heddi lascia Napoli, scrive a Pietro dalla Nuova Zelanda dove si trasferisce per riprendere in mano la propria vita. Pietro scrive dall’Italia, dal suo paesino nel meridione schiacciato dalla famiglia, dal senso del dovere e dalla sua incapacità di rinunciare a tutto per amore.

È l’epilogo di una storia che non ha il lieto fine e che lascia con un pò di amaro in bocca come fa, a volte, anche la vita.

Napoli è il teatro di questa storia d’amore, ne segue le vicissitudini, è l’altra vera protagonista con i suoi vicoli, i suoi odori, i suoi riti quotidiani come quello del caffè, i suoi monumenti e la sua gente: un coro in sottofondo che accompagna costantemente il lungo racconto della protagonista.

L’ autrice, che riconosce di avere “un cuore napoletano“, dichiara costantemente gratitudine per questa città che le ha dato Pietro, l’amore, e, alla fine, in primis, ringrazia Napoli “per le emozioni vissute tra i suoi vicoli”, luoghi in cui esiste un “calore accogliente” in cui si “sprofonda come in una vecchia poltrona“.

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