Napoli. Santa Maria della Catena e la tomba dell’Ammiraglio Caracciolo

Il borgo di Santa Lucia, custodisce la storia di colui che fu la prima vittima della repressione anti-repubblicana

Gente di mare, che se ne va…” Erano questi i versi di una nota canzone degli anni ’90 e mi vengono alla mente pensando proprio a quella stessa gente di mare che fece erigere, nel 1576, nel borgo di Santa Lucia, la chiesa di Santa Maria della Catena. Un borgo, un mondo: mare e collina, acqua e tufo, miseria e nobiltà, il dialetto mescolato alle lingue straniere di prestigiosi istituti che qui hanno sede, panni stesi, muri scrostati e hotel superlusso. Svetta qui, ancora alta e luminosa, la bella chiesa con la sua accecante facciata gialla e la doppia scalinata in piperno.

Ha ritrovato sé stessa grazie agli importanti restauri realizzati tra il 2005 e il 2006 ad opera dell’architetto Antonia Totaro che ha saputo, dopo i vari rifacimenti ottocenteschi, recuperarne l’originario aspetto avvalendosi dei dipinti dell’epoca. Una chiesa dedicata ad una Vergine che a Palermo compí il suo miracolo, nel 1390, spezzando le catene di alcuni condannati a morte. E Napoli e Palermo sono unite dalla storia, dalla fede e dal mare… Un tempo pare che ci fosse, sul suo altare, un dipinto in cui, questa stessa Vergine, era affiancata da due Santi, Andrea e Leonardo. Oggi, al suo posto c’è un’altra statua ma senza catene. Eppure, oltre a quest’opera perduta, è qui che, fortunatamente, si trova ancora la tomba di un altro di quei personaggi illustri legati alla storia di Napoli.


È la tomba dell’Ammiraglio Francesco Caracciolo, Ufficiale della Real Marina del Regno di Napoli, che aderí poi alle idee repubblicane nel 1799, trovando inevitabilmente la morte. Combattè contro il suo Re, contro i Borbone e contro gli inglesi in nome di quegli ideali di “Libertà, Uguaglianza e Fraternità”. Fu la prima vittima della violenta repressione anti-repubblicana. Le cronache raccontano che il suo corpo fu gettato in mare dopo essere stato impiccato ad un albero della fregata Minerva nei pressi del Castel dell’Ovo. “Piccola brezza. Tempo coperto. Riunita una corte marziale. Giudicato, condannato ed appiccato“. Questo scrisse, con freddezza, Horatio Nelson, Ammiraglio britannico, sul suo diario di bordo. Una sentenza emessa in sole tre ore. Pare che il suo corpo sia poi riaffiorato, qualche giorno dopo, proprio davanti alla nave di Re Ferdinando e solo grazie alla pietà dei suoi fedeli marinai, venne poi sepolto proprio nella Chiesa di Santa Maria della Catena.

Fu sistemato dapprima nella cripta inferiore, successivamente nel transetto sinistro. La sua tomba presenta una semplice ancora di marmo avvolta da catene: “Francesco Caracciolo. Ammiraglio della Repubblica Partenopea fu dall’astio dell’ingeneroso nemico impeso all’antenna il 29 giugno 1799. I popolani di Santa Lucia qui tumularono l’onorando cadavere. Il Municipio di Napoli 1881”. Queste le poche parole incise. L’ingeneroso nemico era Horatio Nelson, l’uomo che, assieme ad Emma Hamilton brindò davanti al suo cadavere: poteva condannarlo alla prigionia, lo giustiziò. A terra il suo nome. F. sco Caracciolo. 

Lui è qui, con i suoi ideali valorosi e la sua fine drammatica. “Gente di mare che se ne va“, anzi, non se ne va, ma riaffiora dal transetto di una chiesa come un tempo dal mare.

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    Via Santa Lucia, 102, Napoli
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