Nisida, l’isola che non c’è

Il Giano Bifronte dei vulcani flegrei, da un lato propaggine di collina, dall’altro cratere parzialmente riempito dalle acque

Sta lì solitaria e inaccessibile, adagiata sul mare da milioni di anni e parla solo con le onde: è Nisida. I greci la chiamavano Nesis perché era piccola isola. Oggi è rimasta piccola (0,7 chilometri quadrati) ma sappiamo che è un vulcano spento ed è diventata piccola penisola. Eh già, perché dal 1939 un pontile la collega artificialmente alla terraferma.

Profuma di asparagi e uva e sul suo promontorio ha una corona, è il penitenziario minorile di epoca borbonica costruito sui resti di antiche strutture angioine. L’avete mai vista nell’oscurità della notte quando le sue piccole luci si fondono con il mare? È allora che nel silenzio, il piccolo vulcano sprofonda e si unisce al mare e quelle luci che porta come diadema si confondono con le antiche lampare dei pescatori. Capri e Miseno amici lontani, rispondono con i loro instancabili fari. È la poesia del golfo flegreo. E questo è il loro personale codice morse.

Ha due facce questo piccolo vulcano, da un lato promontorio tufaceo, propaggine di collina, dall’altro cratere parzialmente riempito dalle acque. È il Giano Bifronte dei vulcani flegrei e, se lo osservi con attenzione, il vento sarà capace di narrarti storie e leggende fatte di astuzia, intrighi e passioni. C’è chi ritiene che Ulisse, approdando con le sue navi proprio a Porto Paone, avrebbe incontrato addirittura il gigante Polifemo. Qui una mano di figlio si macchió di peccato quando Bruto e Cassio ordinò la famosa congiura contro Giulio Cesare nel 44 a. C; anche Cicerone sostó in questo luogo ospitato proprio da Bruto nella sua residenza estiva. Nel ‘600 ci fu invece un covo di pirati barbareschi e, sempre qui, la bella campagnola dal cuore di pietra, Nisida, così si chiamava, si trasformò in promontorio tufaceo poco lontana dal giovane che soffrí di amore non corrisposto. Lui si chiamava Posillipo ed oggi è dolce collina che le tende il suo braccio legandola a sé. Ora che sono roccia, i due giovani sono vicini per l’eternità.

Sono leggende, racconti di uomini illustri ammaliati anche loro dal fascino di questo piccolo vulcano isola – penisola inviolabile. Uno fra tutti Miguel Cervantes, l’autore di Don Chisciotte che visse a Napoli nel XVI sec. Anche lui parlò di Nisida come donna bellissima che seduce gli uomini, proprio come una sirena. Ebbene, non solo ci seduce ancora e ci incanta ma, quando la guardi da lontano, produce in noi un canto allegro depositatoci nella mente da un piccolo menestrello flegreo: Eduardo Bennato.


“Venite tutti a Nisida / Nisida… / … Nisida è un’isola / e nessuno lo sa
Nessuno certo, eccetto le sue onde… 

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