Tre curiosità sulla Cattedrale di Napoli

Tra storie, leggende e curiosità: un viaggio insolito nella Cattedrale di Maria Assunta

Al centro esatto di quello che in epoca romana era il cardo maior, il più antico e lungo dei cardini della antica Neapolis, sorge la Cattedrale di Maria Assunta, che al suo interno ospita le spoglie mortali del santo più noto, più venerato e più invocato dai napoletani, San Gennaro.


La chiesa ha una interessantissima storia architettonica: quella che noi vediamo oggi è il frutto di ben tre rifacimenti che nei secoli si sono susseguiti, il primo intorno al IV secolo d. C., l’ultimo agli inizi del 1900. È per questo che al suo interno possiamo trovare statue e affreschi medievali affianco dipinti del 1500, capolavori del barocco napoletano vicino opere neoclassiche tardo ottocentesche. Moltissime sono le storie, leggende e curiosità che riguardano la Cattedrale, oggi ho deciso di svelarne tre.


1. Altari maggiori vecchi e nuovi
Nel transetto destro, all’interno della terza cappella troviamo una monumentale pala del Perugino con l’Assunzione della Madonna in cielo dove spicca, inginocchiato a sinistra degli Apostoli ed avvolto da un mantello rosso, una figura inginocchiata. È Oliviero Carafa, che sorretto da San Gennaro assiste alla scena in adorazione. Il Cardinale che resse la Chiesa di Napoli dal 1458 al 1484 la commissionò e pagò personalmente e per questo la volle sull’altare maggiore, dove rimase fino al 1714. Iniziarono in quel periodo poderosi rifacimenti della struttura e l’architetto Paolo Posi modificò la zona del presbiterio e dell’abside poligonale gotico: l’Assunta venne spostata nella cappella laterale per essere sostituita dalla monumentale statua della Madonna, inaugurata nel 1739 ed opera di Pietro Braci, lo stesso autore del gruppo scultoreo dell’Oceano al centro della Fontana di Trevi a Roma.


2. Affreschi nascosti
Dopo la seconda cappella del transetto sinistro c’è una porticina che conduce ad un ambiente chiamato Cappella degli Illustri. Oggi è utilizzato come Sala delle Offerte della Cattedrale, dove sono in vendita i ricordini e gli oggetti sacri. Conserva alcuni marmi tre – quattrocenteschi provenienti da tombe che un tempo erano l’interno delle cappelle della navata, un altare cinquecentesco sormontato da tele cinquecentesche ma la sorpresa arriva guardando in controfacciata. È pressoché intanto il grandioso affresco de L’Albero della vita, opera di Lello da Orvieto e datato intorno al 1315. Noto anche col nome di Albero di Jesse, rappresenta l’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse, padre del re Davide, rappresentato in basso coricato su un letto mentre dorme e sta avendo la visione della sua discendenza, che si sviluppa appunto come un arbusto sopra di lui e, passando traverso patriarchi e profeti, arriva fino a Giuseppe e Maria

3. Unità di misura alla napoletana
Prima dell’assunzione del sistema metrico decimale, il mondo antico utilizzava unità di misura particolari: una di queste era il palmo. Corrispondeva più o meno alla distanza che intercorre tra le punte del pollice e del mignolo della mano aperta di un adulto. In ogni regione Italiana assumeva un valore diverso: a Napoli dal 1480 al 1840 valeva 0,2633333670 metri, dopo la legge del 6 aprile 1840 salì a 0,26455026455 metri. Nel pilastro di sinistra dell’arco trionfale del Duomo, all’interno di una colonna, è murata una sbarra di bronzo: è il prototipo del palmo napoletano e riproduce fedelmente questa misura di lunghezza in uso nel Regno di Napoli. Questa mossa fu messa in atto perché spesso il palmo assumeva differenti valori a seconda delle città delle province, così per evitare confusione e addirittura truffe, si decise di fissarne la misura in 26 centimetri circa.

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