Un tesoro barocco a pochi passi da Piazza Dante

La Chiesa di San Michele Arcangelo custodisce tele raffiguranti Sant’Emidio e Santa Irene

Piazza Dante è da sempre un luogo caotico e di passaggio: lì infatti ci sono sia le fermate degli autobus che vanno verso Capodimonte e Via Foria sia la stazione della metropolitana; è qui che gli studenti ed i curiosi esplorano le tante librerie sulla Piazza e nella vicina Port’Alba in cerca di testi, spesso trovando anche trovando rarità; sul far della sera si riempie di giovani che si rilassano nei bar.

C’è però, in posizione abbastanza defilata e all’imbocco di Via Toledo, una Chiesa che non attira subito l’attenzione, ma che all’interno è particolarmente interessante: il piccolo gioiello barocco dedicato a San Michele Arcangelo.
Esisteva qui una piccola cappellina costruita nel 1620 intitolata a Santa Maria della Provvidenza. Essa pervenne, nel 1729, nelle mani della Congregazione dei 63 sacerdoti, un ente religioso formato appunti da prelati che compivano opere di bene per la città. Decisero di ampliarla e rimodernarla con Domenico Antonio Vaccaro alla direzione dei lavori. Passarono pochi anni e già nel 1760 l’Arciconfraternita decide di ingrandire ulteriormente la cappella, che assumeva oramai le fattezze di una vera e propria chiesa.

Venne chiamato così Giuseppe Astarita, un allievo del Vaccaro, che allungò la navata, arretrò l’altare maggiore ed elevò la cupola, raddoppiandone la grandezza.


L’altare maggiore è un bellissimo intaglio di marmi policromi opera di Niccolò Tagliacozzi Canale, datato intorno al 1757 e presenta al centro un monumentale San Michele Arcangelo che precipita Lucifero negli Inferi, opera di Giuseppe Marullo, uno dei più talentuosi allievi di Massimo Stanzione. Al di sopra c’è il piccolo ovale con una Madonna con Bambino che ornava l’altare dell’antico edificio di culto secentesco.

I due altari laterali presentano tele del Vaccaro con due dei protettori di Napoli: a destra Sant’Emidio ed a sinistra Santa Irene. La martire di Tessalonica è rappresentata mentre protegge, con la sua mano, la città di Napoli dai fulmini. E’ ovviamente un omaggio al famosissimo busto reliquiario della Cappella del Tesoro di San Gennaro, realizzato nel 1733 da Carlo Schisano. In entrambe le raffigurazioni, la bellissima Santa intercede presso Dio affinchè Napoli venga risparmiata dalle calamità atmosferiche.

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