Il giuramento al Comune dopo attese, lungaggini burocratiche e sacrifici
“Perché discriminare? In fondo anche la Madonna della Neve è nera come me. Non sono la diversa, la marocchina o la straniera. Il mio nome è Therese e da oggi io e mio marito Michel siamo ufficialmente cittadini italiani”.
Therese pronuncia queste parole quasi con le lacrime agli occhi. Non riesce, e forse non vuole, trattenere l’emozione. Perché dietro questo traguardo c’è un percorso lungo sedici anni, fatto di appuntamenti in Questura, documenti da raccogliere, attese, burocrazia. Un cammino che ha richiesto pazienza e determinazione e che venerdì mattina ha raggiunto il suo momento più importante: Therese e Michel hanno prestato giuramento al Comune di Torre Annunziata, alla presenza del commissario straordinario Gianfranco Tomao. La cittadinanza italiana non è più un sogno da inseguire, ma una realtà.
È una storia di sacrifici, determinazione e amore che abbiamo raccontato nel podcast “Time Lapse – Una storia alla volta”. Ospiti della nostra redazione, marito e moglie hanno aperto le porte del loro mondo insieme ai piccoli Anne Marie e Françoise, accompagnandoci dentro una vicenda che comincia in Senegal, attraversa Parigi e Roma e trova infine a Torre Annunziata il suo approdo. “Siamo stati fortunati, ma non sempre è così. Il razzismo è ancora una piaga in Italia. Alcune scelte del Governo Meloni mi fanno paura. Penso, per esempio, al provvedimento sul tetto agli alunni stranieri in classe – continua Therese – La politica dovrebbe promuovere valori di uguaglianza, inclusione e condivisione. Non sempre, però, sento che questa sia la direzione”.
Ma al di là degli ostacoli, c’è l’unione di una famiglia che ha combattuto per il proprio futuro. “Ci siamo incontrati nella capitale nel 2009 – racconta Michel, visibilmente emozionato – Appena ho visto Therese ho capito subito che non ci saremmo mai lasciati. Pensai che fosse la donna giusta per costruire un progetto di vita”.
Quando Therese lascia il Senegal, a soli 17 anni, una delle tappe è Parigi. “Me ne andai dal mio villaggio (Mbodiène ndr) con un obiettivo chiaro: aiutare gli altri. Mi specializzai come operatrice socio-sanitaria e poi, a Roma, riuscii a trovare lavoro. Fu lì che ci incontrammo”.
A unirli è anche la fede. Entrambi cattolici, costruiscono la loro famiglia a Roma, dove nascono Anna Marie e Françoise. Poi il lavoro di Michel al consolato di Napoli cambia ancora una volta la geografia delle loro vite. La famiglia si trasferisce in Campania e sceglie Torre Annunziata. Da nove anni è questa la loro casa.”Siamo stati accolti a braccia aperte. Ringraziamo i tanti cittadini amorevoli che ci sono stati vicini e anche l’associazione Ubuntu. Penso, ad esempio, alla signora Adriana e al suo aiuto per farci avere una casa. I nostri figli qui hanno trovato amici, una comunità e un contesto sociale nel quale crescere”. Parole che Therese pronuncia senza nascondere, però, le difficoltà incontrate lungo il percorso.Il suo racconto si allarga ancora una volta sul tema dell’immigrazione e alle politiche di Giorgia Meloni. “Ho provato un po’ di paura, non lo nego. Amo questo paese, ma c’è ancora molto da fare e il Governo deve essere il primo a dare l’esempio. Voglio lanciare un messaggio chiaro: siamo tutti uguali. Il mondo è un villaggio glocabale, ci sono tutti i presupposti per vivere insieme e in armonia. Il Governo dovrebbe veicolare messaggi di inclusione, e non il contrario”, precisa affrontando senza filtri l’argomento.
E accennando al futuro, Therese e Michel raccontano di un sogno che intendono realizzare a breve. “Trovare casa a Torre Annunziata non è semplicissimo, ma non ci arrendiamo. Ne stiamo cercando una, vorremmo acquistarla. Questa è la nostra città e vogliamo che lo sia per sempre”.










