Riccardo Betteghella e Fernanda Pinto protagonisti della Question Time alla biblioteca Morlicchio
Casa Surace a Scafati, l’ironia che racconta il Sud e la società. Ieri, 23 settembre, la biblioteca “F. Morlicchio” ha ospitato una nuova tappa della rassegna culturale “Scafati è cultura – Parole e libri in biblioteca”, con una Question Time dedicata agli attori e comici Riccardo Betteghella e Fernanda Pinto.
Un incontro che ha portato al centro del dibattito il mondo della comicità, dei social e della produzione digitale, ma anche il rapporto tra cultura, società e nuove forme di comunicazione.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco, che ha sottolineato il carattere trasversale della rassegna: “Una rassegna trasversale nella misura in cui non è soltanto un libro, ma anche un’esperienza che si può raccontare, perché la si è vissuta o perché si è stati personaggi. Voi, Casa Surace, siete personaggi attraverso un mezzo che è nelle case di tutti”.
È proprio questa capacità di utilizzare strumenti contemporanei per raccontare la realtà ad aver caratterizzato l’incontro. Attraverso l’ironia, infatti, è possibile affrontare anche temi sociali, criticità e contraddizioni della società contemporanea, raggiungendo un pubblico ampio e trasversale, dai più giovani agli adulti.
La rassegna nasce, infatti, con l’obiettivo di favorire l’incontro con mondi ed esperienze differenti. La cultura non si limita alle pagine di un libro, ma può assumere forme diverse e utilizzare linguaggi capaci di arrivare a tutti.
In questo senso, Casa Surace rappresenta un esempio di come la comunicazione digitale possa diventare uno strumento di racconto e, allo stesso tempo, di riflessione.
Ma come definire Casa Surace senza ricorrere alle tre parole che più frequentemente vengono associate al gruppo: social, Sud e famiglia?
La risposta di Fernanda è stata chiara: una web factory, una casa di produzione.
Il progetto nasce in una vera casa, quella che portava il cognome del proprietario e che inizialmente era soprattutto un luogo di ritrovo e di feste. Con il tempo, quello spazio si è trasformato nel luogo in cui alcuni giovani hanno trovato il proprio lavoro e dato vita a un progetto professionale. Un percorso iniziato quasi per gioco e diventato un vero lavoro.
Uno degli elementi distintivi di Casa Surace è l’approccio alla comicità: diretto, semplice e riconoscibile, non costruito esclusivamente per un pubblico appartenente alla Gen Z.
Anche il linguaggio, tuttavia, ha dovuto adattarsi ai cambiamenti del mondo digitale. Se un tempo era possibile realizzare video di diversi minuti e ottenere comunque una grande attenzione da parte del pubblico, oggi la stessa idea deve spesso essere concentrata in pochi secondi. La velocità dei social ha quindi modificato anche il modo di scrivere e costruire la comicità.
Fondamentale è riuscire a raccontare temi nei quali il pubblico possa riconoscersi. L’obiettivo non è soltanto far ridere, ma trasformare situazioni quotidiane in materia narrativa.
“La cosa buona di essere un gruppo è che ognuno ha le sue esperienze e questo aiuta ai nostri contenuti”, ha spiegato Fernanda Pinto.
A questo proposito, la pluralità delle esperienze diventa così una risorsa creativa: punti di vista diversi contribuiscono alla costruzione di una comicità capace di parlare a pubblici differenti.
Durante l’incontro è emerso anche un altro aspetto spesso nascosto dietro le immagini dei social: la precarietà.
Il mondo digitale tende a mostrare soprattutto il risultato finale, il successo, la visibilità. Dietro quella vetrina, però, esistono anni di lavoro, tentativi, incertezze e difficoltà.
Per questo, il messaggio rivolto soprattutto ai giovani è stato quello di studiare, continuare a formarsi e non smettere di credere nei propri obiettivi. Il successo raccontato attraverso i social rappresenta soltanto una parte del percorso e non restituisce sempre il lavoro che lo precede.
L’incontro con Casa Surace si inserisce così nello spirito di “Scafati è cultura”: portare la cultura fuori dai suoi confini tradizionali e incontrare linguaggi, generazioni ed esperienze differenti.
La cultura di impatto è anche questo: non soltanto produrre eventi, presentare libri o organizzare incontri, ma creare occasioni capaci di lasciare qualcosa a chi partecipa. Una riflessione, una domanda, un’idea nuova o semplicemente la curiosità di conoscere un mondo diverso. In questo senso, la comicità può diventare uno strumento culturale.
A cura di Mariavittoria Tufano









