Imprenditori e polo turistico: la soluzione al Paradosso Pompei

Pompei Paradox è la situazione di stallo turistico in cui vive la cittadina della provincia di Napoli, che nonostante possegga uno dei siti archeologici più visitati al mondo, non è dotata di strutture idonee all’accoglienza turistica di una considerevole mole di ingressi turistici.

Questa la situazione fotografata nell’articolo di Mariano Maugeri per Il Sole 24 ore, che spiega come il Pompei Paradox sia addirittura “un caso da manuale studiato nelle scuole di buisness di mezzo mondo”. Ma è giunta da poco una soluzione: un hub turistico e culturale nell’area del Porto Turistico di Marina di Stabia di Castellammare di Stabia.

La situazione di Pompei – comune a molte città italiane che posseggono siti di interesse culturale – è di cronica assenza di strutture turistiche funzionali a trattenere il visitatore per più di una visita quotidiana al sito archeologico e al Santuario della Beata Vergine che da solo raccoglie ogni anni circa 2,5 milioni di pellegrini. Nonostante i numeri da record – e le bellezze oggettivamente ‘da record’ – la maggior parte dei turisti alloggia in penisola sorrentina o a Napoli e si sposta nei siti minori, Ercolano, Oplontis, Stabia solo ed esclusivamente per vedere i grandi attrattori culturali che nel corso del loro soggiorno campano non potrebbero non visitare.

Non è certo questo, un tipo di turismo che ha una grande ricaduta economica sul territorio, anche perché pochi sono i servizi offerti al turista in arrivo. Poche o nessun negozio di souvenir, eccessiva distanza (in alcuni casi) di attività commerciali e ristorative che possano attirare l’attenzione. Insomma, ne consegue che il turista in visita nei siti vesuviani, dopo gli scavi va via.

La ricaduta degli effetti positivi che un turismo ben strutturato e organizzato è cosa più che nota. Si potrebbero creare condizioni di lavoro, indotto turistico, crescita sociale e culturale. Ma negli ultimi anni si preferisce alzare il dito contro la pietra crollata nello scavo piuttosto che contro la mancanza di un punto informativo adeguato, di strutture attrezzate o anche di una valorizzazione del territorio fatta in maniera lungimirante e concreta. A queste problematiche pare stia contribuendo alla risoluzione Ambrogio Prezioso, neo presidente degli industriali di Napoli ed ex numero uno dei costruttori partenopei, che ha individuato come via d’uscita a questa situazione stagnante la necessità di attrezzare un’area vicina agli scavi, avere a disposizione una cordata di imprenditori privati e il sostegno pubblico necessario a realizzare le infrastrutture.

L’area attrezzata già c’è e si tratta di Marina di Stabia, il porto turistico di Castellammare di Stabia disegnato da Fuksas, intorno ci sono gli stabilimenti dell’ex area Falck a solo due km in linea d’aria con gli scavi. Il punto perfetto per realizzare strutture adeguate, capaci di trattenere il turista nella zona. E soprattutto si guarda al turista facoltoso, quello che visita Pompei ma che desidera anche comprare italiano. E a quanto pare i proprietari del Porto Turistico stabiese sono pronti a costruire proprio per accogliere questi ultimi, un resort a cinque stelle.

Questa quindi, la soluzione al turismo mordi e fuggi, un hub turistico strategico a due passi dalla costiera sorrentina, dai siti archeologici più importanti della Campania e tra i più importanti al mondo, a pochi km da Napoli e dalle isole ben collegate con le linee marittime.

Potrebbe chiamarsi ‘Porto di Pompei’, la mirabile svolta turistica della regione pronta a superare il paradosso tutto italiano. 

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