Casa Tolentino: un luogo di accoglienza alle pendici di San Martino

Terrazze, giardini e quadri miracolosi abbracciano il monastero seicentesco di San Nicola

San Nicola da Tolentino, chi era costui? Beh, oltre ad essere un santo agostiniano a cui è dedicato uno straordinario complesso monastico, a Napoli è anche un luogo, di accoglienza, per la precisione, e si chiama “Casa”. Questo luogo santo e panoramico è nascosto in corso Vittorio Emanuele e abbraccia la collina di un altro Santo “panoramico”: quella di San Martino. Il complesso è nascosto e solitario, è un altro di quei luoghi improbabili che trovi in questa città.

L’enorme complesso di S. Nicola da Tolentino è una struttura con tanto di giardini, terrazze, chiese, cappelle e quadri miracolosi. Qui, dal 1875 è fortemente venerata anche la Madonna di Lourdes che infatti ha una piccola cappella costruita con tanto di statua e pietre provenienti da quel luogo di miracoli. Nel ‘600 S. Nicola da Tolentino fu uno dei frati agostiniani, oggi dei padri vincenziani, e cosa si fa qui? In perfetto neapolitan style ci si dedica all’accoglienza e lo si fa con il lavoro appassionato e devoto di una cooperativa sociale. Qui, ci spiegano, a volte l’accoglienza è anche gratuita, sei ospite in questa struttura quando hai donato incondizionatamente qualcosa di te stesso a questa città.

Napoli, grata e riconoscente, ricambia l’affetto stringendo questi amici in un abbraccio grande quanto quel golfo che, da Posillipo al Vesuvio si vede dalla sua splendida terrazza. Lì ci arrivi col fiato sospeso perché, finché sei al piano inferiore, sei immerso in un immenso luogo verde di 5.000 mq dove esiste un piccolo orto “educato”, si chiama orto gentile. Questo luogo è stato dichiarato, già dal 2010, “bene di interesse storico artistico” e monumento nazionale da parte del Ministero dei Beni e attività culturali.

Da qui, alzando lo sguardo sopra le nostre teste, si scorge una punta di tufo, una delle sei del Castel Sant’Elmo, e l’immensa distesa della certosa di San Martino con i suoi vigneti e quel quarto di lusso riservato al loro priore. Oltre alla terrazza e al giardino, l’altro luogo improbabile è la chiesa le cui pareti e pilastri sono tappezzate di lapidi di marmo ex- voto dedicate alla Madonna di Lourdes. Ce ne sono circa 3.000. È la conferma che ” ‘a mamm’ è semp’ ‘ a mamm’ “, lei ascolta ed esaudisce anche se le si chiede di vincere un concorso o superare semplicemente un esame. Anche questa, a Napoli, è grazia ricevuta.

La chiesa fu frequentata spesso da uomini illustri di questa città, come da quel medico Santo che si chiamava Giuseppe Moscati, medico dei poveri, che si recava spesso qui a pregare prima di raggiungere i suoi malati e curare il dolore con l’amore. Alcune lapidi di marmo, pelle di questa chiesa, appartengono anche alla sua famiglia.

Tra le tante lapidi ed iscrizioni, in fondo alla chiesa, si distingue un altro enorme, bellissimo quadro di una Madonna a grandezza naturale. Il suo autore è ignoto, ma non la sua storia: questa Madonna, portata in processione, neanche a dirlo, ha salvato la città dal colera del 1836. Oggi se ne sta lì, col suo viso fanciullo e i palmi rivolti a noi, isolata e nascosta in una stanzetta in fondo alla chiesa. Non vuole essere ringraziata, ci guarda e protegge, ci sorride con dolcezza, sta lì apposta perché… ‘a mamm’ è semp’ ‘a mamm’.

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