Cos’è Napoli: lo racconta Pulcinella

Lello Scuotto de La Scarabattola ci rivela il vero significato della maschera e le sue rivisitazioni

Raccontare Napoli non è facile. Napoli è un’infinita meraviglia, una continua scoperta e un vulcano di storie, arte, idee. Una strada, solo una strada, anche se quella più antica di tutte, può fornire una varietà ed una quantità di spunti infiniti. Poi questi spunti vanno capiti, assorbiti, respirati e tradotti in parole.

A via Tribunali tra le tante botteghe e locali, ne esiste una che richiama l’attenzione di chi queste storie le cerca di continuo. Nelle vetrine de La Scarabattola dei Fratelli Scuotto, Pulcinella la fa da padrone, ma sono presenti anche tante altre opere d’arte, create da una famiglia di artisti che guarda al passato nelle maniere e nella lavorazione ma che parla al futuro e racconta Napoli per come deve essere realmente raccontata. Gli Scuotto guardano ai simboli reali di quei personaggi che hanno fatto e fanno Napoli, una delle poche città che mantiene nel tempo i suoi simboli radicati col territorio e con le tradizioni, nonostante i trascorsi storici.

Abbiamo approfondito con Lello Scuotto la figura di Pulcinella, la maschera nera, cupa e malinconica, furba e scanzonata che rappresenta Napoli ma che in realtà da simbolo scomodo di rivolta e disinganno ha finito per essere acquietato, perché troppo pericoloso. Così nel tempo Pulcinella è stato molto spesso rivisitato, la sua maschera è diventata bianca e il suo vero carattere è stato modificato. O forse taciuto.

“Pulcinella è la maschera che racconta Napoli e la sua identità, ed è necessario oggi lavorare anche sulla riqualificazione dell’immagine, fin troppo bistrattata. Perché Pulcinella racconta l’innocenza nell’abito bianco e la protesta nella maschera nera. Anche i colori hanno una valenza simbolica ed è proprio la maschera nera che diventa strumento di quegli intellettuali, teatranti che volevano rivoltarsi contro il sistema di governo e sul palcoscenico riuscivano, attraverso la parodia, ad esasperare le criticità del periodo”. Ecco svelato il mistero, ecco perché Pulcinella diventa la maschera del buffone scanzonato, lo scansafatiche irriverente e cialtrone, perché, come dice Scuotto “questa maschera aveva un carisma troppo forte, poteva risultare pericoloso”.

Pulcinella è dunque un eroico scuotitore di coscienze sopite, un coraggioso rivoluzionario che si pone in difesa dei maltrattati e dei più deboli. E, di conseguenza, un personaggio scomodo. Il tempo ha quindi lavorato sulla figura di Pulcinella, modificandone i connotati, ma non va dimenticata la sua storia reale. A cui guardano i fratelli Scuotto, seppur interpretando in maniera contemporanea la figura dell’allegro briccone. Pulcibastiano è l’opera che Lello Scuotto ci presenta “una figura che potrebbe alludere alla difficoltà che viviamo nella contemporaneità”. L’opera è merito del fratello Salvatore con il supporto di Emanuele, mentre della pittura si occupano le mogli e degli abiti le sorelle, una famiglia che collabora a mantenere vivo il nome e le tradizioni di Napoli, cercando di guardare oltre i confini territoriali.

Così Pulcibastiano “rappresenta il vomito fisico attraverso i corni, perché si sono persi i connotati simbolici della figura usata solo per i connotati folkloristici e apotropaici. Abbiamo cercato di guardare all’origine, al simbolo fallico che si tramuta col cristianesimo in un elemento da distruggere ma a cui Napoli non rinuncia e lo trasforma. Lo nasconde nelle punte di corallo sotto la camicia, per portarlo con sé. Dopo 2000 anni questo simbolo è la prova che Napoli riesce a conservare i suoi simboli e il proprio radicamento al territorio nonostante le dominazioni, le catastrofi”.

La forte connotazione simbolica di Napoli va quindi raccontata, non con superficialità come in genere fanno i media o i canali turistici che guardano alla forma e non al contenuto. Per questo nel laboratorio Scuotto si tenta una rottura anche attraverso l’aneddoto drammatico, “Pulcibastiano rimanda a San Sebastiano che non muore per le frecce ma resiste, quindi è pur sempre un simbolo di resistenza”.

Nella bottega Scuotto anche il Munaciello, il Cristo Velato in bronzo, perché “Napoli è un cantiere sempre aperto, più si va in profondità più si trovano connotazioni simboliche di grandissima rilevanza”. Perché Napoli non finisce di stupire. 

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