I falò e la storia dell’Immacolata stabiese

L’antica tradizione marinara e la devozione alla Vergine che si perde nella notte dei tempi

La festa dell’Immacolata Concezione a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, è una festa molto sentita dagli abitanti della Città delle Acque, un vera e propria tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, e che si lega indissolubilmente al rito del falò, ò fucaracchio in dialetto.

La tradizione dei falò ha una radice sacra, una leggenda che si perde nella notte dei tempi legata alla vocazione marinara che tutti gli amanti della cultura cittadina conoscono e raccontano con dovizia di particolari.

La leggenda narra che una notte, un pescatore, a largo delle acque stabiesi, fu sorpreso da un’improvvisa tempesta che ingrossò il mare. Vistosi in balia delle onde non ebbe altro da fare che rifugiarsi nella fede, invocando l’aiuto della Beata Vergine Maria. Il pescatore perse conoscenza e, durante il suo stato di incoscienza, ebbe in visione proprio la Madonna. Al risveglio si ritrovò, ancora frastornato e inzuppato d’acqua sull’arenile di Castellammare ma il suo primo pensiero fu quello di ringraziare per il miracolo appena avvenuto l’Immacolata Concezione. Accese quindi un fuoco per riscaldarsi e chiamò a raccolta i passanti, definendoli “Fratiell e Surell”, ed esortandoli a unirsi con lui intorno al falò per recitare un Rosario di ringraziamento alla Madonna che lo aveva salvato dalla sventura.

Da questa leggenda ogni anno, la notte del 7 dicembre, vengono accesi, nei vari quartieri della città, i falò dell’Immacolata che, però, sono preceduti da un altro rito. A partire dal dodicesimo giorno antecedente l’8 dicembre, in ciascun rione un devoto compie il giro dell’intero quartiere all’alba chiamando a raccolta i fedeli con la classica “voce”: Fratiell e surell, ò Rusario à maronn, oggi è à primma stella ra Maronna, dove la stella sta ad indicare le dodici stelle che ornano il capo della Vergine. La prima e l’ultima notte, il devoto viene accompagnato da una banda musicale mentre le altre notti, a fare da sveglia ai cittadini, qualora non bastasse la voce, vengono fatti esplodere dei petardi. La processione si conclude poi nelle varie parrocchie per la recita del Rosario della dodicina dell’Immacolata.

Il fucaracchio – che fonde la tradizione sacra con i riti pagani – è diventato negli anni una gara non dichiarata tra i vari quartieri. Glli stabiesi si riuniscono per la cena e poi, intorno alla mezzanotte, scendono in strada e iniziano il classico giro dei falò: Moscarella, Acqua della Madonna, Aranciata Faito, Cicerone, Scanzano, Rione CMI, Il Mercato e i quartieri collinari. La legna, “ò pale e miez”, viene raccolta dai ragazzi dei Rioni a partire dal mese di settembre.

Negli ultimi anni le Amministrazioni Comunali stanno provando ad istituzionalizzare i fuochi dell’Immacolata attraverso l’organizzazione del Palio dei Falò sull’arenile stabiese. La legna, certificata, viene fornita direttamente dall’amministrazione per evitare alcuni spiacevoli episodi accaduti negli ultimi anni e, soprattutto, per scongiurare il pericolo di fuochi incontrollati, spesso accesi in posti non proprio sicuri e molto vicini alle abitazioni.

La foto di copertina è di Alessia Buonocore

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