L’icona portata dal mare: la Madonna della Neve di Torre Annunziata

Il ritrovamento, la contesa, la festa, per la Vergine bruna

La neve, il mare e una paranza, sono i protagonisti di una sacra leggenda che racconta di un avvenimento accaduto tra il ‘300 e il ‘400: il rinvenimento in mare da parte di un gruppo di pescatori, di un’icona in creta cotta, di tipo greco, raffigurante la Madonna bruna con Bambino. Il fatto è avvenuto nelle acque tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, il 5 di agosto.

L’icona galleggiava all’interno di una cassa metallica che si era incastrata nelle reti di un gruppo di pescatori nei pressi dello scoglio di Rovigliano, la famosa Petra Herculis, che secondo il mito sarebbe la cima del monte Faito staccata da Ercole, di ritorno dalla sua decima fatica in Spagna, e scagliata in mare.

È probabile, viste le fattezze orientali dell’icona, che la cassa contenente la statuetta, fosse affondata insieme ad una delle navi sfuggite al sacco di Costantinopoli. Come raccontano le fonti storiche, nel XIV secolo gli ordini religiosi trasmigrarono dall’Oriente verso le nostre coste, mettendo in salvo le immagine sacre dalla furia dell’iconoclastia.

Sorse immediatamente una contesa tra le due cittadine per la proprietà della sacra icona portata dal mare. Si finì dinanzi al capitano del popolo per dirimere la questione con l’attribuzione ufficiale della Madonna a Torre Annunziata.

I pescatori devoti battezzarono l’icona come Madonna della Neve perché quello stesso giorno si festeggiava Santa Maria ad Nives, festività istituita da Papa Liberio nel 352 per una miracolosa apparizione della Vergine in concomitanza ad una strana nevicata sul Colle Esquilino a Roma dove poi fu costruita la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Secondo un’altra versione l’icona venne trafugata nella notte dai pescatori oplontini che la sottrassero così alla vicina comunità stabiese. Ma non ci sono fonti a confermare l’ipotesi.

L’icona venne custodita nella cappella già dedicata all’Annunziata, attuale Santuario Ave Gratia Plena, costruito nel 1448 quando Orsini cedette il territorio al Conte Nicola D’Alagno che volle la costruzione della chiesa, affidandola ai padri celestini per la Cura delle Anime. Qui si trasferì la Madonna della Neve rimasta a lungo nascosta a causa delle incursioni dei pirati.

Fu però solo nel 1872 che la vera immagine della Vergine bruna fu restituita alla comunità: in seguito ad un restauro, si eliminò una copertura superiore che nascondeva le fattezze originali della statua.

La festa, ripetuta ogni anno con la medesima osservanza e devozione, prevede che le paranze gettino una serie di reti a strascico in mare, ripetendo l’evento accaduto secoli fa. Una disputa fittizia è riprodotta sulla spiaggia a rievocare il litigio tra torresi e stabiesi, risolta dal capitano del popolo con esito positivo per Torre.

Il 22 ottobre si svolge la festa votiva, in ricordo di uno dei numerosi miracoli compiuto dalla Madonna.  In quella data, nel 1822, la Santa Vergine aveva bloccato con il suo intervento l’arrivo della lava del Vesuvio in città. Venne esposta per volere del sacerdote Don Rocco Baly nel largo S. Teresa (attuale Piazza Cesaro), e un raggio di sole si posò sul volto della Vergine. In quell’istante l’eruzione ebbe fine e la città fu salva. Ogni anno si ripete la processione, ringraziando la Madonna per la protezione imperitura sulla città.

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