L’Anfiteatro di Pompei, sui passi dei gladiatori

Immaginare com’era uno dei luoghi centrali dell’antica città, costruito nel 72 d.C.

Entrando negli scavi di Pompei da piazza Anfiteatro la prima struttura che si incontra è proprio l’antico anfiteatro romano. All’interno, nell’ariosa scena circondati dagli spalti silenziosamente vuoti, è inevitabile chiedersi come doveva sentirsi un gladiatore incitato dalla folla.

Gli anfiteatri in Campania furono i primi ad essere costruiti in epoca romana. Quello di Pompei fu costruito nel 70 a.C. ed è ben più antico del Colosseo, costruito solo nel 72 d.C. In antichità i gladiatori si esibivano nel Foro dove erano allestiti degli spalti in legno per il pubblico, si crearono gli anfiteatri principalmente per la comodità di quest’ultimo e per garantire più spettacoli. Un’iscrizione in travertino testimonia che l’anfiteatro di Pompei fu voluto dai duoviri Gaio Quinzio Valgo e Marco Porcio. Fu fatto costruire nella zona sud-est della città perché era quella meno densamente abitata e perché i resti della cinta muraria potevano essere usati per “poggiare” la nuova struttura.

La cavea dell’anfiteatro, ovvero gli spalti dove trovavano posto gli spettatori, era divisa in tre zone: l’ima cavea, la media cavea e la summa cavea. La prima era riservata alla persone ricche e nobili, erano i posti più in alto da cui si godeva della miglior vista, la media cavea invece era la zona centrale dove sedeva il popolo e infine la summa cavea, la più bassa, era riservata alle donne.

Gli spettacoli dei gladiatori erano seguiti da tutta la popolazione, per i gladiatori era un modo per affrancarsi, per il popolo un modo per distrarsi. La passione per questi spettacoli era tale che nascevano delle vere e proprie tifoserie e, non di rado, si scontravano tra loro. E’ passata alla storia la rissa tra nocerini e pompeiani avvenuta nel 59 d.C. proprio nell’anfiteatro. Lo scontro finì con la morte di molti nocerini, è probabile che la causa dello scontro più che il tifo fosse la rivendicazione di alcuni territori che erano stati sottratti ai pompeiani, comunque l’episodio fu così grave che il Senato decretò di sospendere gli spettacoli a Pompei per ben 10 anni.

La tifoseria era però una componente vitale per i gladiatori. Questi erano soprattutto schiavi, prigionieri di guerra e criminali, questa carriera gli permetteva di riscattarsi ma non era certo facile entrare in scena con la consapevolezza che si lottava per la vita. E’ testimoniato che certi gladiatori avevano un particolare ascendente sulle donne, come moderni atleti a Pompei sono rimasti famosi i gladiatori Celado e Crescenzo di cui sono state ritrovate delle iscrizioni sui muri della città.

E’ ovvio che l’Anfiteatro che si può visitare oggi è solo lo scheletro della grande struttura che era un tempo. Si deve immaginare un edificio in marmo e finemente decorato con un telo in lino che copriva gli spettatori dal sole. In realtà ciò che pesa di più non è l’assenza di questi dettagli ma il silenzio in un luogo che doveva essere il più vivo della città.

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