“Telegrafi dello Stato”, Matilde Serao in libreria dall’8 marzo

Nuova uscita Polidoro Editore: un’istantanea sulla condizione lavorativa delle donne di fine Ottocento

In libreria dall’8 marzo per la Alessandro Polidoro Editore Telegrafi dello stato di Matilde Serao, un’istantanea sulla condizione lavorativa delle donne di fine Ottocento. Il racconto è arricchito dalla prefazione di Vincenza Alfano e da un’intervista di Ugo Ojetti nella quale trovano spazio riflessioni sul romanzo italiano e sul lavoro editoriale dell’epoca.

La genesi di questo racconto pubblicato nel 1886 nella raccolta Il romanzo della fanciulla è da ricercare in un’esperienza personale dell’autrice: dopo aver terminato gli studi la Serao si mise alla ricerca di un lavoro per contribuire al bilancio familiare, trovando impiego alle Poste Centrali di Napoli come telegrafista, professione che svolse dal 1874 al 1877.

Il sottotitolo sezione femminile suggerisce immediatamente una divisione: le protagoniste di questa nouvelle sono telegrafiste che occupano una zona dell’ufficio dedicata alle sole donne, con una porta che separa la sezione maschile dalla femminile.

La loro giornata è scandita dal ritmo del ticchettio dei tasti e la loro vita privata i fidanzati o i familiari che le attendono fuori dall’ufficio, la scrittura di un libro o le parole clandestine sussurrate al telegrafo è regolata dai turni. Si lavora a Natale, si lavora oltre l’ora accordata, si lavora per sostituire le colleghe in difficoltà e si lavora per pagare le multe applicate dalla direttrice in caso di ritardo o per i troppi errori commessi. I telegrammi sono tutti urgenti e importanti e l’inflessibile direttrice si assicura che le dipendenti non appaiano meno abili dei colleghi della sezione maschile.

«Nessuno più dalla fanciulla», scrive nel 1885, «apprende quotidianamente i dolori e le disfatte della lotta per l’esistenza. Ella vive guardinga, move i passi con precauzione; e la sua anima non si dà facilmente, i misteri del suo spirito restano impenetrabili». Da sempre attenta alle questioni d’attualità e partendo da un’esperienza personale, Matilde Serao evoca in questo racconto i drammi interiori imposti alle ragazze della sua generazione.

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