Tre tele per tre cantiche: Tommaso De Vivo incontra Dante Alighieri

Al Palazzo Reale di Napoli, un’omaggio al Sommo poeta

In occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri il Palazzo Reale di Napoli celebra il Poeta con una mostra che è una occasione speciale: non solo perchè si riuniscono le tre tele che il pittore Tommaso De Vivo dedicò alla Divina Commedia e che erano state divise, ma soprattutto segnano l’inaugurazione di un nuovo spazio espositivo all’interno della dimora storica dei Borbone: la Galleria del Genovese.

Il Palazzo fu danneggiato da un incendio nel 1837 e Ferdinando II chiese all’architetto Gaetano Genovese di riorganizzare gli ambienti di collegamento tra la Reggia e il Teatro San Carlo, che da lui presero appunto il nome. Della fase ottocentesca sopravvivono ancora le decorazioni a monocromo con gli stemmi borbonici che dialogano amabilmente con le specchiere settecentesche provenienti da altri ambienti tra cui il Salone delle Feste.

Superato il corridoio, ecco che si entra nel vivo della esposizione dove in ognuna delle tre sale ritroviamo una opera di Tommaso De Vivo. Artista accademico protetto da Ferdinando II, dopo l’annessione di Napoli al Regno d’Italia propose il ciclo a Vittorio Emanuele II di Savoia, del quale cercava di ottenere i favori. Eseguiti tra il 1863 e il 1865, i tre dipinti furono collocati nell’appartamento del re al secondo piano, dove ora sono i locali della Biblioteca Nazionale.


Successivamente ebbero destini diversi: solo Inferno rimase a Palazzo Reale, Purgatorio andò nei depositi della Biblioteca annessa e Paradiso in quelli della Reggia di Caserta. La Mostra è anche l’occasione per rivedere il ciclo ricomposto, affianco altre opere dedicate a Dante: il Dante e Virgilio nel Purgatorio di Domenico Morelli, il Dante nello studio di Giotto di Luigi Stanziano, vasi francesi del XIX secolo coi ritratti di Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso.

In Inferno il Pittore non sceglie di rappresentare l’incontro di Dante coi dannati, ma quello del Poeta e di Virgilio con i grandi poeti dell’antichità (Omero, Orazio, Ovidio e Lucano), i giusti che non poteron conoscere Cristo. Siamo nel IV Canto, nel Limbo che tra l’altro è ambientato a Castel Nuovo. Dante è un giusto tra i giusti, in quegli anni diventò il simbolo di quella unità di Italia che da poco si era raggiunta, poteva rappresentare quella identità ed unità del popolo italiano.

In Purgatorio De Vivo illustra il XXIX Canto quando appare Beatrice sopra un carro trainato da un grifone. La sacra processione rappresenta la Chiesa che procede nella storia e che prende il via dalla venuta di Cristo sulla terra. L’incarnazione come atto di amore ha un parallelo in Beatrice, la donna amata da Dante e oggetto di mistica riverenza. Tutto il canto è infatti pervaso da un linguaggio aulico e sofisticato, che ritroviamo interamente dipinto nel quadro, che sembra quasi una manifestazione onirica.

In Paradiso ritroviamo la gloria dei Beati e dei Santi, con un Dante al cospetto di Beatrice e di San Pietro E’ per lei che, in un tripudio di luci e suoni, attraversa i nove cieli fino all’Empireo, dove può accedere alla visione di Dio. E’ il XXIV Canto e sembra quasi di poter assistere anche noi a quella “luce etterna” che si irradia prepotente dal quadro.

La mostra è visitabile fino al 1 marzo 2022.

Dettagli
  • Inizio
    Dicembre 5, 2021 10:00 am
  • Fine
    Marzo 1, 2022 7:00 pm
  • Status
    In corso
  • Dove
  • Categoria
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