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Home Food

Napoli. Pastiera: una sintesi sublime tra leggende e simboli

Giada Cuomo di Giada Cuomo
31/03/2026
in Food
Tempo di lettura: 5 minuti

Un viaggio alla scoperta della tradizione

L’arte presa per la gola: racconti di storia, cibo e letteratura alla scoperta del celebre dolce pasquale. Alla Saletta Rossa dello Spazio Guida, Via Bisignano 11, mercoledì 1 aprile alle ore 17,30, con l’appuntamento sulla “PASTIERA, Sintesi di un sublime piacere tra leggende e simboli”, a cura di Fabiana Mendia e con letture dell’attore Mario Autore.

La pastiera ricca di simboli, legati alla rinascita di madre terra, sembra abbia origine dalle offerte rituali che salutavano l’arrivo della primavera pagana e della Pasqua cristiana. Un viaggio tra leggende e le storie sulla preparazione della sua farcitura: equilibri delicati, proporzioni e dosaggi calibrati di ingredienti di ogni tempo, prodotti arcaici come ricotta e grano duro cotto nel latte, aromi moderni come la vaniglia, la cannella, la frutta candita e l’acqua di fior d’arancio. Dissonanze e armonie della pastiera attraverso quattro secoli, partendo dalla citazione nel testo “Lo cunto de li cunti” (1634) di Giambattista Basile, nella favola “La gatta cenerentola” dove entra in scena insieme al casatiello in un celebre banchetto.

Solo nel ‘700 la ricetta della pastiera non presenta parmigiano, “provatura” o caciocavallo. Fino a quel momento, quindi, viene chiamata “Torta di grano detta alla napoletana, pastiera”, come la descrive Antonio Latini nel suo celebre testo “Lo Scalco alla moderna”, fornendoci così la prima ricetta. Altre storie e ricette di celebri dolci italiani della tradizione del nostro paese dal XIV secolo in poi. Cialde, savoiardi, pan di spagna, crostate, ciambelle, cotognate, confetti, mostaccioli, biscotti di pasta reale, torroni, marzapanetti, frutta candita e sculture di zucchero, ovvero dolci rustici quotidiani e quelli spettacolari per feste e cerimonie.

Una attenta selezione di opere d’arte di pittori italiani, francesi, spagnoli, portoghesi, fiamminghi, olandesi e tedeschi fanno emergere la storia e la cultura di queste golosità, concentrandosi questa volta sulle tradizioni dei giorni legati alle festività pasquali e sulle origini degli ingredienti. La valenza comunicativa dei dolci è molto forte, la friabilità, la consistenza dei biscotti, morbidi rilievi del pan di Spagna, la densità delle geometrie della frutta candita ha tuttavia carattere di rarità e per questo in età barocca risulta ricco di forza, quasi benedetta, adatto a augurare fortuna, salute sono dipinti dagli artisti come tesori visivi, dolci femminili che invitano irresistibilmente all’assaggio coinvolgendo tutti i sensi.

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Nei quadri spesso i dolciumi sono affiancati a fiori, deperibili in poco tempo: sono un provocante messaggio d’amore, un peccato di gola, un’esperienza dell’arte della pasticceria che di per sé è caduca, perché destinata a essere mangiata. La trattazione è una coinvolgente immersione nella società e nei costumi, alle radici dei rituali e della simbologia, che ci aiuta a comprendere la civiltà e alcuni aspetti della vita popolare, antiche ricette, gusti e parole scorrono tra confidenze e appunti di praticità quotidiana estratti da trattati di arte culinaria. Dunque il potere della seduzione dell’arte, il potere del gusto che attraverso il sensibile avvicina il reale, stimolando i ricordi, il senso del bello legato a quello della gola e al suo apporto spirituale

Si analizzano dipinti, incisioni, arazzi, affreschi, sculture che raccontano golosità confessate, mentre gli occhi si illudono sulle consistenze in una specie di “eccesso” di pittura che stimola tutti i sensi, secondo il principio dei pittori del XVII secolo che eleggevano a luogo di riflessione le cucine, colme di ogni genere di sapori, condensando materia e non solo. La narrazione è piena di annotazioni, testimonianze, documenti di viaggiatori stranieri, di scrittori e di letterati che hanno commentato e descritto a partire dal XV secolo rituali e cronache di menu pantagruelici.

Pietanze dagli effetti sorprendenti, capolavori effimeri, architetture e trionfi di zucchero che diventarono essenziali elementi di stupore che il signore doveva offrire agli ospiti di riguardo. Un omaggio alle origini della cucina, quindi alle declinazioni storico-gastronomiche per suggerire l’idea che la storia dell’arte culinaria definisce la storia di un popolo, attraverso il banchetto d’apparato che risponde a un atto sociale, politico.

Viaggeremo nelle corti, nei conventi, nelle cucine, nelle botteghe degli speziali per scoprire insieme i segreti, le invenzioni e i luoghi dove abili mani impastando farina, uova, zucchero, creme, spezie e canditi hanno creato dolci di pane richiamandosi all’epoca classica e torte farcite barocche, lucidate dalle glasse, appannate dallo zucchero a velo, ma anche vellutate e croccanti. Il racconto nasce dalla ricerca di sintonia e sensibilità nell’interesse di arricchire le conoscenze certe e sfumare così quelle incerte. Dalla volontà di una riflessione su quanto l’approfondimento sull’arte della pasticceria, sulle emozioni, sulla memoria, sulle passioni e sull’esperienza quotidiana nelle cucine di casa o in quelle più segrete e intime nelle cucine dei monasteri possa risultare appassionante per la comprensione del passato e del presente, stimolando nuove ipotesi, oppure incrociandole con analisi più collaudate.

La narrazione esplora alcuni aspetti della scuola dolciaria campana, tra le più importanti del mondo, per mettere in evidenza le origini di un’arte, di una vocazione. Napoli, prima vicereale e poi borbonica, come luogo dove nascono incredibili laboratori culinari nel centro antico, a opera di geniali novizie e badesse, dove i momenti  collettivi e rituali (come le feste religiose) segnano lo spazio urbano, coinvolgendo gli abitanti nella quotidianità. Dall’altro, invece, si indaga invece il “corpo a corpo” tra manuali di gastronomia e intense esperienze professionali di alcune figure chiave a partire dal Rinascimento, ovvero, gli scalchi, i maestri di casa, le cuoche. La trattazione è pensata per coinvolgere appassionati di arte, di gastronomia, di golosità inconfessate

Citiamo le fonti dirette, da cui stiliamo suggestioni per agevolare il coinvolgimento mentre con l’analisi dei capolavori lasciamo libere le menti per approfondire poi la discussione sulle tematiche legate all’evoluzione del gusto. Non esistendo raffigurazioni della mitica pastiera in nessun dipinto sono stati selezionati quadri in cui gli ingredienti compaiono singolarmente il più delle volte e l’analisi stimolerà la curiosità del pubblico per aprire un dibattito. La pluralità di competenze e di prospettive ci conducono in questo percorso storico, artistico, gastronomico e letterario, partendo dal Seicento, tra le strade di Napoli, dove la densità edilizia sacra era particolarmente rilevante per la straordinaria concentrazione di chiese, conventi, confraternite, cappelle votive. Le monache di clausura, come abbiamo già accennato, nell’intimità degli spazi domestici impastavano farina, zucchero, uova, fragranze di arancio, frutta candita, spezie, preparavano  e infornavano torte di farro, di grano, di fidelini, di riso chiamate nei trattati di gastronomia tutte “pastiere”.

La ricetta della torta creata dalla sirena Partenope viene perfezionata sicuramente in una cucina di un monastero: le religiose di San Gregorio Armeno appassionate di pasticceria nel XVII secolo hanno canonizzato la versione attuale della pastiera, facendone un emblema delle famiglie benestanti che la ritenevano indispensabile per festeggiare la Resurrezione di Cristo.

A seguire aperitivo a tema (contributo volontario)

Ingresso libero fino a esaurimento posti, prenotazione consigliata

Info: 340 4885474
Prenota: fabianamendia@arteindiretta.it / https://www.arteindiretta.it/pastiera-01-04-26.htm

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Giada Cuomo

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