La resilienza e il kintsugi, i due volti della perseveranza

La vita ci mette sempre di fronte a sfide e situazioni da affrontare. Ogni giorno non sappiamo mai che cosa ci potrà capitare e a cosa andremo incontro, viviamo sempre alla cieca, un po’ come giocare alla roulette russa su Starcasinò.

Capita talvolta, però, di vivere delle situazioni difficili che ci portano a non sapere come agire o reagire. Siamo messi di fronte ad esperienze a cui non sappiamo come rimediare e non riusciamo a risolvere, portandoci a dubitare delle nostre capacità e facendo suscitare in noi una sorta di smarrimento.

In queste situazioni, come ad esempio nel bel mezzo di una separazione o a seguito di un lutto, possiamo non sapere come comportarci o come prenderla, perchè ognuno reagisce in modo diverso; c’è chi si chiude in sè stesso, chi prova rabbia e delusione e chi si sente completamente svuotato da ogni emozione.

Come si esce da questo tipo di sensazione? Come affrontare questi momenti bui?

Ogni cultura ha un proprio modo di definire questo modo di affrontare simili situazioni.

Nel nostro paese, come nella maggior parte della cultura occidentale, si sente sempre più spesso parlare del concetto di resilienza.

Ma di cosa si tratta? Il concetto di resilienza ha mille sfaccettature: in termini più tecnici definire qualcosa come resiliente è sinonimo di durevolezza e resistenza, ma questo termine è utile anche definire quelle persone che hanno fatto di un periodo buio un punto di partenza per ricominciare con più consapevolezza e forza.

Essere resilienti non è facile e non è da tutti, le persone resilienti sono coloro che sì hanno subìto un trauma o hanno attraversato un periodo difficile, ma in seguito a questi eventi hanno trovato in sè stessi la forza per ricominciare, facendo di ciò che hanno vissuto un insegnamento importante.

Un altro termine di origine giapponese si sente sempre più spesso e in qualche modo racchiude il concetto di resilienza, ovvero il kintsugi.

Il kintsugi è un’antica pratica giapponese che consiste nella riparazione di oggetti preziosi andati in frantumi a seguito di una caduta; questa tecnica prevede la conservazione dei cocci e il riassemblamento dell’oggetto tramite l’utilizzo di un materiale prezioso (solitamente l’oro) al fine di riportarlo alla sua integrità.

La bellezza di questa pratica sta nel vedere nuovamente l’oggetto integro nelle sue parti precedentemente rotte, con molto visibili le venature del riassemblamento che spiccano di conseguenza all’uso del materiale prezioso.

È una metafora molto forte che dimostra, così come la resilienza, che si può trarre bellezza e vantaggio anche dalle situazioni che sembrano volerci distruggere.

Il dolore e le situazioni difficili a cui la vita ci sottopone sono parte del nostro vissuto, ma non bisogna nasconderle e permettere loro di schiacciarci, ma affrontarle e farne tesoro, per permetterci di essere capaci di andare avanti con forza e tenacia.

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