Antiquarium di Pompei, la storia della città antica

Il nuovo allestimento arricchisce ed amplia la visita al Parco archeologico

L’edificio dell’Antiquarium di Pompei, interno al Parco Archeologico, fu voluto nel 1873 da Giuseppe Fiorelli per esporre, tra gli altri reperti, i calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’edificio – che entrando da Porta Marina superiore svetta al di sopra della Villa Imperiale, sul lato destro – fu poi ampliato da un altro grande archeologo legato alle attività di ricerca a Pompei: Amedeo Maiuri. Con il suo ampliamento si arriva agli anni venti del Novecento. Di lì a un ventennio, nel 1943, i bombardamenti della guerra causarono, tra gli altri, numerosi danni all’edificio: tra questi, finanche la distruzione di una sala e la perdita di numerosi reperti. Le vicende del luogo non erano ancora destinate a terminare: nel 1948 l’Antiquarium riaprì nuovamente per richiudere ancora una volta nel 1980 a causa dei danni inflitti dal terremoto dell’Irpinia.

Soltanto in anni recenti l’edificio, luogo di esposizione privilegiato all’interno del parco, ha riaperto i battenti con una nuova esposizione e ospitando nel tempo mostre temporanee.

Dal 2021 l’Antiquarium possiede un nuovo allestimento che, offrendosi quale completamento alla visita alla città antica, si svolge in 11 sale e su due piani. L’esposizione può essere visitata sia entrando dal viale che fiancheggia l’ingresso di Piazza Esedra (varcando il portale in pietra lavica), sia da Porta Marina superiore (dove si incontrerà l’accesso immediatamente dopo la porta antica, sulla destra).

L’esposizione si svolge in ordine cronologico nelle sale, dal basso verso l’alto. In esposizione gli oggetti, i frammenti, le opere che aiutano a completare il racconto della città antica. Dalle sale del piano basso (dal quale si ammirano anche i pregevoli resti della Villa Imperiale) si parte col racconto della città sannitica (IV secolo a.C.) per procedere avanti nel tempo fino all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. A raccontare della storia più antica della città vi sono i resti del santuario di Apollo e del santuario di Atena nel Foro Triangolare; poi la metopa in tufo con il supplizio di Issione (o la costruzione della nave Argo) dal Tempio Dorico nel Foro Triangolare. Non manca traccia della storia antica del territorio contermine con i corredi della necropoli di Madonna delle Grazie a Castellammare di Stabia e di Casola (V sec. a.C.).

Dei contatti tra genti e merci nel Mediterraneo fin dal II sec. a.C., raccontano una serie di oggetti relativi agli scambi commerciali di prodotti locali (vino e garum): in esposizione vasi e coppe da banchetto di produzione egea, contenitori di provenienza iberica, anfore rodie e puniche.

A testimonianza delle vicende del I sec. a.C. vi sono i proiettili lanciati dalle catapulte e adoperati per l’assedio delle mura di Pompei durante la Guerra Sociale che vide Roma opporsi agli alleati italici (91-89 a.C.). Fu questo avvenimento a dare la spinta al mutamento della città, che divenne definitivamente romana con edifici dallo schema tipico delle colonie. È, questo, anche il momento dello sviluppo delle ville residenziali e delle fattorie nel suburbio (vediamo: il servizio da tavola in argento dalla Villa di Moregine; la statua di Nike dalla Villa A di Oplontis). Si segnalano inoltre: l’affresco con la dea Venere su una quadriga trainata da elefanti dall’Officina dei Feltrai; l’Efebo portalucerna in bronzo e i pannelli in vetro cammeo con Bacco e Arianna dalla Casa di Marco Fabio Rufo. Si resterà incantati dinanzi alla vetrina del “tesoro di amuleti” dalla Casa con Giardino, dal tronco di cipresso carbonizzato rinvenuto lungo il corso del fiume Sarno a Pompei e ci si lascerà emozionare dinanzi ai resti umani testimoniati dai calchi delle vittime dell’eruzione. Uomini ed animali (tra questi il cavallo di recente rinvenuto presso Civita Giuliana), raccontano le ultime fasi di vita della città, la cui storia si interrompe con la terribile eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Arricchisce la visita la possibilità di ascoltare audio esplicativi (semplicemente inquadrando col proprio cellulare i QR code presenti su alcuni pannelli): si tratta di AmedeoBot, strumento digitale che funge da assistente digitale alla visita.

L’ingresso all’Antiquarium è incluso nel biglietto di ingresso al Parco Archeologico di Pompei.  

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