Napoli. La storia di Vico Cinquesanti

Un tempo sede dell’ordine religioso dei Teatini, oggi custodisce l’edicola votiva di San Gaetano

Si potrebbe tracciare una storia di Napoli partendo dai nomi delle strade: la toponomastica infatti spesso nasconde un mondo di significati, con riferimenti a fatti, luoghi, mestieri, vicende di una città che a volte non esiste più.

In pieno centro storico una piccola stradina ha da sempre attirato la mia attenzione. Vico Cinquesanti è noto agli amanti della archeologia perché proprio su di esso si apre il basso che conduce ai resti del teatro di Nerone; sempre su questa strada c’è una bellissima e sfortunata chiesetta, devastata dai furti e dalla incuria, il Sacro Tempio della Scorziata, e collegato ad esso c’è il palazzo De Scortiatis, che da il nome al complesso e del quale rimane il cinquecentesco portale decorato con fregi di epoca romana.

Mi sono sempre chiesto il perché di questo nome, Cinquesanti, e ho deciso di cercarne l’origine. Ho scoperto una storia meravigliosa.

Nel 1538 Don Pedro de Toledo, viceré del Regno di Napoli, donò la chiesa dedicata a San Paolo e costruita utilizzando i resti del tempio dei Dioscuri Castore e Polluce, a un giovane gruppo di cinque sacerdoti: Sant’Andre Avellino, il Beato Paolo Burali d’Arezzo, il Beato Giovanni Marinoni e il Venerabile Giacomo Torno che con San Gaetano da Thiene presero possesso del sacro edificio, e ne fecero sede del loro ordine religioso. Nascevano così a Napoli i Teatini.

I cinque Santi presero anche un piccolo palazzo che sorgeva a ridosso del tempio – chiesa, in un piccolo e strettissimo vicoletto. Qui sorse la prima casa dei religiosi, che San Gaetano fece ingrandire. Per permettere di arrivare più agevolmente al luogo di culto, fece allargare la strada che mette in comunicazione Via Tribunali con Via dell’Anticaglia, tagliando i resti del teatro romano ma creando una via che tuttora esiste, e che appunto prese il nome di Vico Cinquesanti in onore dei sacerdoti.

Col tempo i religiosi si trasferirono nel convento e tra il popolo rimase sempre una particolare devozione per questa casa, che in effetti era stato il luogo dove era iniziata l’avventura teatina a Napoli. Caduta poi in rovina, nel 1879 si pensò di trasformare l’ingresso della casa in una edicola votiva a San Gaetano, come testimonia la lapide posta alla base dell’altarino. Tra la polvere ed i detriti si riescono ancora a vedere le riggiole settecentesche dell’antica casa, su quello che un tempo ne era l’uscio.

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