L’arte dei pupi a Torre Annunziata

Lucio Corelli, esponente di una famiglia di lunga tradizione è l’ultimo puparo vivente

L’Orlando Furioso, La Chanson de Roland, L’Orlando Innamorato, sono alcuni dei racconti cavallereschi del ‘400 e del ‘500 diventati forma di arte teatrale attraverso la voce, i gesti e la maestria dei pupari.

In Campania, e precisamente a Torre Annunziata, esiste ancora uno degli ultimi pupari viventi, esponente di una famiglia di lunga tradizione che ha operato sul territorio per ben 138 anni.

Stiamo parlando di Lucio Furiati, in arte Lucio Corelli, puparo napoletano, figlio di Vincenzo e nipote di quel Nicola Corelli che, nel lontano 1880, fondò per la prima volta un teatro di prosa e un teatro di pupi proprio a Torre Annunziata.

La nascita popolare dell’arte dei pupi risale, secondo tradizione, al 1800 ma in realtà è frutto di una lenta evoluzione artistica passata anche attraverso i racconti dei “cuntastorie”. Diviene col tempo una vera e propria forma di teatro che nella storia del Regno di Napoli si arricchisce anche di temi locali e propagandistici ed i pupi, come spesso accade, sono paladini corazzati invincibili e coraggiosi che compiono gesta eroiche conducendo una perenne lotta tra il bene ed il male.

A Napoli, città dall’estro artistico, è subito un enorme successo ed in ogni quartiere nascono teatri di pupi per la gioia di grandi e piccini. Ogni giorno si registrano spettacoli con un “tutto esaurito”, e la famiglia Corelli, apprezzata e conosciuta, comincia una fortunata “attività itinerante” spostandosi anche in Puglia e Calabria. In un clima di grande passione e dedizione cresce il piccolo Lucio, che già all’età di 6 anni comincia a muovere dal palco i suoi primi pupi con l’aiuto ed i suggerimenti del papà Vincenzo. Impara il mestiere a suon di sacrifici: a scuola si addormenta sui banchi perché è sempre accanto al padre in teatro.

All’età di soli tredici anni, mio padre già era un abile ‘oprante’ e a diciassette già capo della compagnia. Il lavoro del puparo è un lavoro di sacrifici e passione ed ogni singolo pupo è come un vero e proprio figlio. Ricordo che mio padre, nonostante le difficoltà economiche, quando noi eravamo piccoli, si recava spesso al mercato per comprare scarpette o vestiti per i suoi pupi dei quali è sempre stato molto geloso ci racconta con amore, Giovanna Furiati, figlia di Lucio, che ha scoperto anche lei da piccola tutto il fascino di questo antico mestiereOgni pupo è stato realizzato con le sue mani utilizzando legno e materiali di qualità; anche le scenografie per gli spettacoli sono frutto del suo lavoro, tutte dipinte a mano e ce ne sono alcune anche molto grandi di addirittura 5 metri. Mio padre, con caparbietà e dedizione ha ricostruito tutto da solo, perché il capitale di famiglia andò distrutto col tempo in un terribile incendio, si sono salvati solo alcuni copioni del teatro di prosa firmati dal nonno Nicola degli inizi dell’800“.

Tra pupo e puparo si crea uno straordinario legame di ‘affezione‘ – continua a raccontare Giovanna – e mio padre quando è sul palcoscenico, ancora oggi, trasmette una grande passione. Ha un dono naturale nell’effettuare i cambi di voce recitando e attirando il pubblico anche con la gestualità. Il teatro lo trasforma, da uomo timido e schivo quale è, diventa un uomo sicuro ed estroverso ed è incredibile come conosca a memoria tutto l’Ariosto“.

Sfortunatamente con il passare del tempo alcuni avvenimenti come l’avvento della TV negli anni ’50 prima e il terremoto dell’80 poi, hanno dato un colpo di grazia mortale al teatro dei pupi. Questa antica forma di arte ha risentito poco alla volta delle inevitabili grandi trasformazioni socio-politico-economiche cadendo lentamente nell’oblio. Ma Lucio Corelli pur tra momenti di grande avvilimento e sconforto, non ha mai abbandonato la sua passione e ha realizzato, dopo un periodo di inattività, due importanti eventi tra il 2016 e 2017 con una serie di spettacoli che hanno registrato il tutto esaurito al Museo dell’Identità di Torre Annunziata ed una straordinaria mostra allestita a Palazzo Criscuolo con l’esposizione di 36 pupi pregiati che ha affiancato per diverso tempo la famosa esposizione degli ori di Oplontis. E’ stato un grande successo, con la lungimiranza di alcuni studiosi e assessori, qualche anno fa ne è nato anche un corso di formazione per l’apprendimento dell’arte dei pupari presso l’Istituto Tecnico Cesaro.

Purtroppo però – conclude Giovanna con una nota di tristezza – attualmente è calato il sipario e i pupi sono a riposo“.

Certo, riposano, questo significa che, facendo nuovamente appello alla volontà e alla lungimiranza di qualcuno, si possano risvegliare al più presto e possano tornare a narrare gesta cavalleresche.

Il 4 novembre 2008 l’opera dei Pupi è stata riconosciuta dall’ UNESCO Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità.

Ricordiamoci tutti di questo patrimonio conservato a Torre Annunziata e che Lucio Corelli è l’ultimo puparo vivente.

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