Pompei. I cunicoli clandestini portano alla luce una villa suburbana

Scoperti ambienti di servizio, reperti, una tomba post 79 d.C. e il calco dell’intera sagoma di un cavallo

Una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale è emersa nel corso di una campagna di scavo a Civita Giuliana, nella zona nord di Pompei al confine con Boscoreale.

Una indagine che ha portato alla scoperta della villa, già interessata da scavi all’inizio del ‘900 e dove erano stati intercettati cunicoli clandestini. E proprio per scongiurare il fenomeno dei tombaroli che il Parco Archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e la collaborazione degli investigatori del Comando del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, che stavano già indagando su queste attività illecite, dal mese di agosto del 2017 avevano avviato un intervento di scavo allo scopo di proseguire nelle indagini e salvare il patrimonio archeologico in pericolo.

Gli scavi hanno portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera straordinaria, dalla quale sono emersi diversi reperti, quali anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco, anche se per gran parte era stato tagliato dai cunicoli fatti dai tombaroli, e una tomba del periodo post eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che custodiva lo scheletro del defunto.

Per la prima volta è stato, inoltre, possibile restituire, attraverso la tecnica dei calchi, la sagoma integra di un cavallo rinvenuto in uno degli ambienti dello scavo che era adibita a stalla.

“L’attività di scavo svolta in questa zona ha una duplice finalità da una parte scongiurare la perdita di patrimonio archeologico, questi luoghi negli anni sono stati oggetto di molteplici attività clandestine, e dall’altra ci permette di scoprire le peculiarità del suburbio a nord di Pompei. La villa in questione era stata già oggetto di scavi in passato e se ne conoscevano gli ambienti padronali, oggi è emersa la zona rustica con una stalla che ci ha riconsegnato per la prima volta il calco di un cavallo, che stando alle sue dimensioni doveva essere di razza e utilizzato per usi nobili” – spiega Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico.

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