Vino. Quel Fiano che ti cambia la vita

Il Docg campano per eccellenza

Tra tutte le bevande create dall’uomo il vino occupa un posto di rilievo assoluto. Esso è fonte di emozioni, rappresenta qualcosa di personale in quanto ad un vino si legano ricordi, eventi, persone, attimi. Attraverso i nostri sensi raggiunge la memoria riportandoci a momenti di vita speciali o quotidiani condivisi, attimi piacevoli in cui siamo riusciti a smontare noi stessi da quella struttura di schemi e regole che il mondo ci obbliga ad indossare in modo invisibile.

Ovviamente ci sono vini che più degli altri, per una serie di ragioni, riescono a risvegliare in noi quella magia, anche per me vale questa regola, forse un po’ obbligata dalle mie origini campane, dove è forte il senso della territorialità.

Correva il 2003, quando il Fiano di Avellino ottenne la DOCG, tanti piccoli artigiani del vino optarono per la vinificazione in autonomia ottenendo grandi vini cresciuti in questi anni e arrivati a far parte della nostra classifica di unicità collegata anche alle peculiarità di questo prodotto che si presta alla perfezione all’invecchiamento. Il mio consiglio è di mettere in cantina le annate disponibili e acquistare le passate.

A questo punto sembra ovvio e scontato parlarvi del Fiano che ha fatto breccia nel mio cuore, colore giallo dorato molto trasparente, al naso esprime buona personalità, aromi intensi di susina, nocciola seguiti da ananas, mandorla, mela, legno. In bocca ha buona corrispondenza, buon corpo, sapori intensi. Il finale persistente con ricordi di ananas, susina e mela. Un vino ben fatto, matura in barrique per 6 mesi: il Béchar delle Cantine Antonio Caggiano, ricco di personalità, equilibrato, e ricco anche di ricordi e di emozioni legate ad una meravigliosa notte d’estate… la mia prima volta con Béchar.

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